Le migrazioni indispensabili all’Italia del futuro

Le migrazioni non sono ai livelli di qualche anno fa ma sono un fenomeno irreversibile, da governare meglio e in sede internazionale. A loro volta, i migranti riscuotono meno, sono sovente bistrattati, non trovano troppe sponde per potersi integrare. Servirebbe una diversa legislazione sulla cittadinanza, che agevolerebbe di molto la convivenza tra vecchi e nuovi, misconosciuti, italiani. È questa la verità, almeno una parte, sugli immigrati in Italia. Un Paese che registra sbarchi in calo e, in compenso, vede triplicare gli italiani che emigrano. Si capisce bene da Migrazioni e integrazioni nell’Italia di oggi, volume curato da Corrado Bonifazi, direttore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr.

In presentazione questa mattina a Roma, Migrazioni e integrazioni nell’Italia di oggi sancisce un punto: le migrazioni sono indispensabili all’Italia del futuro. Piaccia o no, si strumentalizzino o no.

In una nota del Cnr, si spiega che «il libro affronta con dati e analisi qualitative problematiche quali: le dimensioni della popolazione straniera, la condizione dei minori e il loro inserimento nella scuola, le aree di disagio». «La popolazione straniera, quasi quadruplicata dall’inizio del secolo, è diventata parte importante della società italiana, con un processo di integrazione non esente da aspetti critici», si legge ancora.

I numeri

«Gli stranieri registrati in anagrafe superano i 5 milioni. Il 19,4% dei nuovi nati ha la madre straniera, così come è straniero il 13,8% dei bambini con meno di cinque anni e il 12,6% degli under 20: un adeguamento della legge sulla cittadinanza agevolerebbe sicuramente il loro processo di integrazione», rileva Corrado Bonifazi.
«Negli ultimi tre anni il numero degli stranieri residenti è però aumentato di sole 125 mila unità, soprattutto per effetto delle acquisizioni di cittadinanza che hanno raggiunto livelli che ci pongono ai primi posti tra i paesi sviluppati – prosegue il curatore del libro – La crisi economica ha chiuso, per l’Italia, un periodo di straordinaria crescita dell’immigrazione, iniziato con la caduta del Muro di Berlino: tra 1990 e 2008, tramite i flussi migratori, abbiamo guadagnato quasi 3,5 milioni di persone, un valore che trova pochi riscontri nella storia delle migrazioni internazionali. Dal 2008 sono diminuiti gli arrivi degli stranieri per lavoro, sono aumentati i ricongiungimenti famigliari e gli sbarchi sulle nostre coste».

Quanto guadagna un immigrato

Il contributo economico degli immigrati è importante ma la loro condizione è peggiorata con la crisi.
«Nel complesso, anche se si segnala un leggero miglioramento dal 2013, le retribuzioni medie risultano inferiori a quelle degli italiani, gli stranieri sono più frequentemente occupati in mansioni inferiori alla loro qualificazione e i livelli di povertà sono maggiori», continua il direttore Irpps-Cnr.
«Anche sul fronte scuola si evidenziano problematiche che riguardano l’inserimento, gli esiti scolastici, i livelli di apprendimento e gli abbandoni», aggiunge.

Scenari futuri

A livello mondiale, secondo l’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati, il numero di persone bisognose di protezione ha raggiunto i 65,6 milioni. «Si stima che nell’Africa Sub-sahariana tra il 2015 e il 2050 la popolazione totale aumenterà di circa 1,2 miliardi, da 969 milioni a quasi 2,2 miliardi, e quella in età lavorativa (20-64 anni) crescerà più di 700 milioni, da 419 milioni a 1,1 miliardi – prosegue Bonifazi – In Europa invece, nonostante l’apporto migratorio, si avrà un calo di 25,1 milioni della popolazione totale e di 82 milioni di quella in età lavorativa, a cui l’Italia darà un contributo rilevante con perdite, rispettivamente, di 4,4 e 8,9 milioni. Questi dati mostrano come immaginare un futuro dell’Europa e dell’Italia senza immigrazioni sia del tutto irrealistico e come sia necessaria una governance internazionale».

Anche gli italiani hanno ripreso le vie dell’emigrazione

«Le partenze verso l’estero sono quasi triplicate tra 2008 e 2016, da 40 mila a 115 mila. Un fenomeno, quest’ultimo, composto per un quarto da persone tra i 40 e i 64 anni, per due terzi da cittadini con basso titolo di studio o con il diploma, che ha origine soprattutto nel Centro-Nord. Un quarto degli emigrati dall’Italia è nato all’estero», conclude il direttore Irpps-Cnr.

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