Che ne sanno di me, dei miei deserti e dei tanti figli fatti, dei troppi padroni e della dignità che ho adoperato per affrontare tutti loro e il mondo. Che ne sanno di quanto ho camminato nella polvere del mio paese e in quella del mondo, quanta polvere nei miei ricordi, offusca ancora gli occhi. Mi sforzo per rendere nitida l’immagine di me bambina, della mia casa e di mia madre che mi chiamava per il pranzo nelle domeniche arroventate dal sole. Appare mio fratello, morto in guerra a diciotto anni e rimasto nel deserto insieme a tanti altri. Il suo sorriso e il modo gentile nei miei confronti, la sua protezione la sento ancora oggi, come fosse rimasto con me per sempre.
Oggi sono qui su un autobus, circondata da estranei che non sanno niente di me e del mio vissuto, niente da dire nel mio rimuginare. È soltanto il prezzo da pagare alla salvezza, nient’altro che quello.
Lo dovevo ai miei figli, non esiste salvezza per me lontana da quello che sono.
Sono ormai monumento di ogni mio pensiero. Scrigno rimasto di memoria che non interessa a nessuno. Che ne sanno di me, di quanto sono preziosa.

Lidice

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