La sconfitta elettorale del PD non è solo questione di numeri, ma anche il tramonto di un’idea e di un metodo. I numeri sono impietosi e non lasciano spazi ad interpretazioni di alcun tipo, sono figli di scelte politiche che hanno portato il popolo di centrosinistra a sentirsi abbandonato e privato dei suoi riferimenti.

Con queste elezioni, di fatto, si esaurisce l’esperienza politica PD a trazione personalistica, carismatica e di leadership esclusiva. Dobbiamo ricominciare a parlare e ad ascoltare le persone e i loro bisogni, abbiamo l’urgenza di tornare nei circoli e ad incontrare il mondo delle associazioni, dobbiamo uscire dall’arroccamento e dall’arroganza dei cerchi magici per tornare in connessione con i territori.

Noi siamo una minoranza responsabile, lo siamo stati quando abbiamo chiesto, senza ottenerla, la condivisione delle scelte e dei processi decisionali, e lo siamo ora che intendiamo lavorare insieme a tutti per costruire il futuro del centrosinistra, a Prato e nel Paese.
Ciò che faremo sarà ricostruire un campo unitario. Non è opportuno che sia il Segretario dimissionario, lo stesso dell’accordo del Nazzareno, ad imporci la linea dell’intransigenza a tutti i costi. È bene invece che sia il PD, in tutte le sue componenti, a decidere la linea: ne va del futuro dell’Italia e della sorte del nostro Partito.

Oltre il declino c’è il rischio della marginalità, dell’irrilevanza, se non addirittura la scomparsa di una storia che ha rappresentato la speranza di modernità per tante donne e uomini, e noi quella storia vogliamo continuare a tenerla viva, e renderla di nuovo protagonista.
Un partito il nostro che deve occuparsi nel concreto della soluzione dei problemi più sentiti dai cittadini. Su tutti: lavoro, stato sociale, economia, Europa, cultura e infrastrutture. In ogni caso è centrale tornare allo spirito costitutivo delle primarie, elemento fondativo del nostro partito e della democrazia più in generale.

Da parte nostra, non vogliamo rottamare nessuno, non è il nostro stile, ma vogliamo liberare di nuovo le energie necessarie a ravvivare l’impegno in tanti che da tempo l’hanno persa. Vogliamo riaprire quelle porte che per tanto tempo sono rimaste chiuse, vogliamo cambiare quell’aria che per troppi è diventata irrespirabile, tanto da costringerli a trovare dimora altrove.

Ecco perché crediamo che il Segretario nazionale debba dar corso immediatamente alle già annunciate dimissioni, è questo, e non il lanciafiamme, che ci aspettiamo da un leader politico che da sempre ha dichiarato di non essere attaccato al proprio ruolo.
È il suo racconto che lo richiede, è la sua storia politica che lo impone. Il PD e il Paese, ne hanno entrambi bisogno.

DEMS Prato