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Lunedì 8 ottobre alle 17, presso il Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza (via di Cantagallo 250, Località Figline, Prato) si svolgerà la presentazione del libro di Alessandro Affortunati ed Enrico Iozzelli “Gino Signori, Giusto tra le nazioni” (Edizioni Pentalinea, Prefazione di Furio Biagini). Una iniziativa organizzata da Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza, Associazione culturale per il Lavoro e la Democrazia e Spi Cgil Toscana.
Il programma: saluti di Aurora Castellani (Presidente Museo della Deportazione e Resistenza, Prato) e di Manuele Marigolli (Presidente Associazione culturale per il Lavoro e la Democrazia, Prato); interventi degli autori Enrico Iozzelli e Alessandro Affortunati; conclusioni di Daniela Cappelli (Segretaria Generale Spi Cgil Toscana)

Gino Signori (nato a Barga, ma pratese di adozione) è noto ai più come pittore. Pochi sanno che nel 1944, quando era internato militare ad Amburgo, aiutò numerose ragazze ebree, riparandole dai nazisti e salvando la vita ad una di loro, Hana, in circostanze drammatiche. Negli anni Ottanta Hana, grazie all’impegno del camionista Giuseppe Bosio, riuscì a ricontattare Gino e arrivò a Prato per incontrarlo, dando inizio alla procedura del riconoscimento per cui nel 1984 Yad Vashem lo proclamò “Giusto tra le Nazioni”.

Dice nella Presentazione del volume Manuele Marigolli (Presidente Associazione culturale per il Lavoro e la Democrazia): “Ci è sembrato quanto mai opportuno riproporre questi avvenimenti proprio oggi, in un momento in cui in tutta Europa si stanno riaffacciando movimenti xenofobi che dichiarano apertamente di ispirarsi al fascismo e al nazismo. La crisi finanziaria è stata la causa che ha generato una crisi economica e sociale di enormi proporzioni. Populisti e sovranisti hanno accusato il sistema politico e le sue élite di essere i responsabili dell’impoverimento di tanta classe media. Non è che l’Europa e i paesi che la compongono siano esenti da colpe: la crisi è stata affrontata con un rigorismo ottuso che, impoverendo ampi strati di popolazione, ha favorito la demagogia e l’estremismo anti-sistema. La paura su cui si basa il consenso è stata indirizzata in particolare contro gli immigrati, contro il colore della pelle. Siamo su una china pericolosa e non possiamo far finta di niente. Va mantenuta la memoria delle tragedie che abbiamo vissuto, perché è sempre possibile che si ripetano, se questa consapevolezza viene a mancare è come stare seduti su un barile di polvere da sparo accanto al fuoco acceso. Ecco, il protagonista delle vicende narrate in questo libro riporta alla luce un uomo che ha saputo mantenere accesa, anche nei momenti più bui, la luce dei buoni sentimenti, che non ha rinunciato ad essere un uomo capace di commuoversi, muoversi insieme all’altro, anche a rischio di mettere in gioco la propria vita. In un contesto in cui il disprezzo della vita umana era pratica quotidiana, Gino Signori è stato capace di mantenere viva una pietas che lo porta a fare il proprio dovere con naturalezza, perché il dovere al bene in lui si impone come una forza a cui non può sottrarsi”.