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L’ultima casa del viale del paese, accanto alla piazza del mercato, aveva al secondo piano un terrazzino minuscolo ricoperto di fiori. Si faceva fatica a distinguerli, tanti erano i colori e le specie che crescevano in quello spazio così piccolo e curato, ma agli sguardi più attenti non potevano sfuggire anche due piantine di pomodoro, nascoste dietro i gerani, e un piccolo limone che cresceva senza paura del freddo.
Teresa abitava in quella casa da quasi un anno, da quando era stata chiamata a fare da supplente nella scuola elementare del paese; era il suo primo incarico, avuto subito dopo il diploma, ed era emozionata, spaventata e piena di entusiasmo. Aveva preso in affitto quella stanzetta con il terrazzino, a pensione da una vecchia signora senza figli e senza troppe buone maniere. Teresa sopportava a fatica quella pesante compagnia e il più delle volte si chiudeva in camera a correggere i compiti e curare le sue piante. Usciva di rado; in quel paesino non c’era molto da fare e in tutti quei lunghi mesi invernali non aveva fatto molte amicizie, a parte qualche altra maestrina e un paio di ragazze trasferitesi come lei dalla campagna.
Stefano aveva notato Teresa il primo giorno che era arrivata in paese, ma i rigidi orari della caserma, le lunghe assenze e soprattutto la sua straordinaria timidezza, gli avevano impedito di parlarle per i primi mesi. Finché, in una mattina di marzo con qualche nuvola, un improvviso temporale aveva dato coraggio a quel timido spasimante, che vedendo Teresa correre impacciata sotto l’acqua, si era precipitato con un ombrello ad offrirle riparo dalla pioggia e una cioccolata calda.
Da quel giorno divenne un piccolo rituale; Teresa e Stefano si incontravano quasi tutti i pomeriggi, a bere cioccolata e chiacchierare, finché non si ritrovarono innamorati e inseparabili, fino a promettersi di restare insieme per sempre.
Poi arrivò la guerra e tutte le promesse furono cancellate dalla lettera che chiamava Stefano al fronte. Aveva ventidue anni, pochi soldi in tasca e tantissima paura.
Le chiese di aspettarlo, promettendo che sarebbe tornato, che l’avrebbe sposata e avrebbero avuto due figli, un cane e una casa con un giardino dove far crescere le sue piante. Credeva davvero in quelle parole, in quella promessa, in quel futuro insieme che dipingeva con il pensiero.
Teresa non rispose, combattuta tra la gioia e la profonda tristezza di vederlo partire, con il timore di non vederlo tornare.
Scappò via senza dire una parola, ma poco dopo andò dal fotografo del paese e posò per un ritratto, dove, con indosso il suo abito migliore, sorrideva senza timidezza.
Il giorno della partenza Teresa aspettava insieme a tutto il paese, per accompagnare Stefano e gli altri giovani chiamati al fronte; si salutarono quasi senza parlare, con un lungo bacio pieno di promesse, poi prese la foto e la mise tra le sue mani. Sul retro c’era scritto soltanto “per sempre tua”; un piccolo mazzo di fiori accompagnava il ritratto.
Stefano prese la foto tra le lacrime, leggendo in quelle parole la risposta che aspettava con tanta emozione; le disse soltanto “La terrò per sempre sul mio cuore”.
Passarono i primi mesi e Teresa scriveva lettere appassionate, accompagnando le parole con qualche fiore rubato al suo terrazzino: un giorno una margherita, un giorno una foglia di limone perché arrivasse il suo profumo. Stefano viveva per quelle parole, per il sorriso nella foto che teneva tra le mani ogni sera prima di dormire, nel freddo dell’accampamento, cercando di coprire con i ricordi la vista dell’orrore e della tristezza, sfiorando quell’immagine che gli dava coraggio per sopravvivere.
Ma le risposte arrivavano sempre meno frequenti, la corrispondenza spesso si perdeva ed era difficile sentirsi ancora vicini, finché quelle buste smisero di arrivare e non ebbe più sue notizie; anche la speranza moriva lentamente, giorno dopo giorno.
In primavera fu trasferita supplente in un’altra scuola, e un mese dopo ebbe una cattedra in città. Lasciò la sua casa, il suo terrazzino e le sue piante, lasciò i suoi ricordi sbiadire in qualche vecchio cassetto e partì, cercando di non pensare a lui, mai più.
Dopo un tempo infinito di paure, povertà e tristezza, la guerra finì e tutti tornarono a vivere, lentamente, con timore. Tutti, tranne coloro che lasciarono la vita in qualche luogo dimenticato, lottando per qualcosa che forse non aveva più valore.
In quella nuova città Teresa trovò una casa, senza terrazzo e senza giardino, ma con una cucina e un salottino tutto suo, dove passare le giornate di pioggia. Trovò anche un nuovo amore, un maestro di scuola che iniziò a corteggiarla il primo giorno che arrivò in città.
“Per sempre tua”, quelle parole erano solo un ricordo sbiadito sul retro di una vecchia foto, parole che Stefano aveva sfiorato con amore e tenerezza fino a rendere opachi i tratti; in quelle notti di solitudine e paura, in cui la speranza di tornare alla realtà diminuiva ad oggi soffio di vento, quell’immagine era per lui la vita.
Con il cuore pesante e il volto coperto di polvere, Stefano aveva percorso l’infinita strada del ritorno, tra il freddo e la fame, attraversando montagne e sentieri, tra paesi abbandonati e visi sconosciuti. Il suo cammino lo aveva riportato, stanco e pieno di speranza, davanti al terrazzino dell’ultima casa del paese, ma non c’era più nessun fiore ad attenderlo.
“Per sempre tua”, i suoi sogni si spezzarono in quell’istante, mentre stringeva tra le mani la foto, ormai solo un frammento del passato.
Oggi sfioro delicata quel ritratto sbiadito dal lungo viaggio nello spazio e nel tempo. Cerco il mio sguardo nel suo volto, i miei tratti nella sua immagine, i riccioli ribelli, il nostro sorriso.
Mio nonno accarezza piano il viso di Teresa, scorgendo ancora quella ragazzina sorridente che corre sotto la pioggia. Nel loro giardino, tra piante e fiori colorati, un piccolo limone cresce coraggioso in pieno inverno.
Stefano racconta all’infinito la loro storia come una fiaba, dove alla fine l’amore vince sempre, vince su tutto, sulla guerra, sulla lontananza, sulla paura e sul destino, e vince ancora oggi, mentre Teresa vola in cielo, con una promessa sulle labbra, tenendolo per mano.
“Per sempre tua”.