Kostas Charitos, commissario ateniese e creatura di Petros Markaris, a suo tempo sceneggiatore di Theo Anghelopulos, è tornato in Italia per la sua decima avventura, da un paio di anni traghettato da La Nave di Teseo. Charitos, che per tre romanzi si è trovato immerso nello sfondo della crisi economica greca, in Il prezzo dei soldi (pp. 336, 19 euro) si troverà, in pieno boom economico della Grecia, ad avere a che fare con la misteriosa morte di un funzionario dell’Ente del Turismo, un armatore, e in seguito del giornalista Sotiròpulos. Parrebbe una storia senza storia e con velocità da crociera. Per i differenti omicidi, infatti, movente e colpevole son presto trovati. A ciò si aggiunge una piccola rivoluzione nella vita lavorativa di Charitos. Giunge infatti un nuovo vicecomandante della polizia, che intende accentrare e controllare le indagini, limitando così sostanzialmente il potere di Ghikas, capo del commissario e suo storico avversario. I due in questa vicenda si troveranno a essere complici in modo inedito.

 

Charitos, come al suo solito non pago di soluzioni di comodo, si incaponisce e cerca di capire cosa sia veramente successo in questi tre omicidi facili facili. Ad esempio, perché due navi siano state incendiate, se non si tratta delle solite modalità dei pirati e se la compagnia non era interessata al dolo, essendo assicurata. O ancora, cosa ci poteva mai essere nel computer che il giornalista Sotiropulos portava sempre con sé e che sparisce con il suo omicidio.

 

Sullo sfondo, una Grecia in pieno mutamento economico. Dopo gli anni di crisi allo spasimo, gli investimenti tornano, gli stipendi vengono aumentati, le auto vengono tirate fuori dal garage e i serbatoi riempiti di benzina, si ricomincia a spendere e molte compagnie greche ritornano in patria. A questi mutamenti fanno eco le conversazioni in casa Charitos tra il commissario, la moglie Adriana, voce di una Grecia tradizionale, ortodossa osservante e conservatrice, della figlia Caterina, del genero Fanis, e di altri amici come Zisis, il tedesco Uli, Mània. Conversazioni contornate da piatti greci tradizionali come la gemitsà, le verdure ripiene di pomodori, la hortopita, torta salata alle erbe, e la inaugurale maghiritsa, una tipica zuppa di frattaglie di agnello pasquale. La sensata e un po’ pedante Adriana si chiede da dove vengano tutti quei soldi apparsi dal nulla.

 

La risposta finale è spiazzante e amara, legata a poteri globali contro i quali la dedizione dell’onesto Charitos non potrà far nulla. Perché il nuovo poliziesco, e i nuovi poliziotti contemporanei, da Occidente a Oriente, sono anche questo. Storie e personaggi che rendono conto di un mondo complesso, sia nelle sue articolazioni interne che nei suoi legami con uno scenario globale. Novelli pamphlets di sociologia e antropologia narrati, con un buon tocco, talora, di osservazione psicologica, il loro compito, affine a quello della fine del senso di onnipotenza storico, è osservare e comunicare, più che proporre scenari salvifici spesso improbabili.

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