Lo sciopero nazionale lanciato dai Cobas e dal sindacalismo di base in tutta Italia, ha portato in piazza anche a Prato decine di disoccupati e lavoratori precari o sfruttati, che si sono dati appuntamento nella mattinata di venerdì per un corteo cittadino, dalla stazione centrale fino al centro storico.

Negli interventi la denuncia di “chi langue nella precarietà e negli ammortizzatori sociali, chi è inoccupato, chi vive nelle zone d’ombra dei contratti a progetto, lavoro a chiamata o delle finte partite Iva, fino al volontariato obbligatorio, come l’alternanza scuola-lavoro, oppure quello imposto agli immigrati nei progetti di accoglienza per dimostrare la loro buona fede“.

Dura contestazione al tentativo di superare la crisi economica con una macelleria sociale e la guerra tra poveri, con “cassa integrati contro disoccupati, pensionati contro giovani, statali contro non-statali, italiani contro immigrati”.

Presenti alla manifestazione anche molti lavoratori stranieri, sfruttati e ricattati con i documenti dai padroni delle aziende, che li costringono a turni anche di dodici ore per un salario di appena due euro l’ora. Pratica a sua volta utilizzata come arma di ricatto contro i lavoratori del posto, che subiscono politiche di revisione delle condizioni contrattuali verso ulteriore flessibilità e precariato.

A monte del circolo vizioso secondo il sindacato sono le aste a ribasso sulle commesse di intermediari italiani, che lavorano per le grandi multinazionali della moda.

Secondo gli attivisti del Comitato Disoccupati e Precari Pratesi, che ha partecipato alla manifestazione, “La questione del razzismo sta tutta qui: è una questione di classe; è guerra tra poveri, e per questo scendiamo in piazza, per unirci, perché ci vogliono divisi, disgregati.”

L’appello ad un lavoro dignitoso per tutte e tutti come antidoto al degrado e alla marginalità sociale è stato rivolto anche “ai sinceri democratici, che hanno a cuore l’attuazione delle parti progressiste della nostra Costituzione”.

Il corteo ha sfilato pacificamente per le vie del centro di Prato non risparmiando fischi e slogan all’indirizzo della sede del Pd, riguardanti soprattutto la cancellazione dell’art.18 e la regressione delle tutele dei lavoratori.