Xenofobi all’attacco. A pochi giorni dal 73° anniversario della Liberazione di Prato, il dibattito pubblico affoga specialmente sui social network in sortite spesso infamanti e intolleranti. Le istituzioni – sempre più screditate dalla crisi economica e dalla gestione politica costantemente emergenziale – nate dalla volontà di riscatto della popolazione dopo la dittatura, sembrano allarmate e incapaci davanti all’ennesima manifestazione di una deriva violenta e nazionalista, che non ha mai davvero abbandonato i gangli del potere statale.

 

Proprio per arginare le scorribande squadriste e le manifestazioni di intolleranza apertamente in contrasto con i valori della Costituzione, in molti comuni italiani, su proposta dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, si è provveduto a stilare una modifica ai regolamenti comunali, per vietare la concessione di spazi pubblici a chi non rispetta i principi e i dettami costituzionali.

 

Con il solito vittimismo che ha contraddistinto i rigurgiti vendicativi della destra – come per la vulgata irredentista a cavallo fra le due guerre, e poi la strumentalizzazione dell’esodo giuliano-dalmata con il ricordo delle foibe scollegate dalla repressione sistematica e dall’italianizzazione forzata dei fascisti – un simile provvedimento è stato tacciato anche di censura, forse ritenendo erroneamente che la democrazia sia una tabula rasa, dove anche chi si organizza per limitare o danneggiare le libertà altrui, possa rivendicare il proprio diritto a coltivare certi progetti.

 

Nel recente passato, un paio di organizzazioni d’ispirazione neofasciste presenti nel territorio pratese hanno infatti scatenato raid notturni, affissioni abusive, blitz e altre manifestazioni, propagandando slogan discriminatori e xenofobi, tanto da convincere il comitato provinciale dell’Anpi di Prato a sollecitare la modifica del regolamento, proprio in concomitanza alla ricorrenza della Liberazione, dopo l’appello pubblico della Presidente dell’associazione, fatto lo scorso settembre vicino al monumento ai 29 Martiri della Libertà a Figline di Prato.

 

La delibera in tal senso giunge in queste ore in consiglio comunale.

 

Il provvedimento di per sé non sembra pienamente soddisfacente a sopperire a disagi sociali, indirizzati su capri espiatori dai soliti opportunisti politici, affrontando alla radice modalità e leve di queste derive.
Tuttavia, oltre ad apparire semplicemente doveroso – per il carattere ampio e durevole di un monitoraggio dei luoghi pubblici in una fase storica angosciata da guerre, radicalizzazioni e attentati terroristici – la proposta di revisione del regolamento sarà altrettanto significativa per il dibattito politico in occasione della decisione del consiglio comunale, con l’evidenza dei diversi approcci emersi anche in altri territori: dall’indifferenza, alla connivenza, fino all’auspicabile recepimento di questa salvaguardia.

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