Nel 2017 l’attenzione del gruppo ANNIVERSARI si è occupata di personaggi come don Lorenzo Milani, Antonio Gramsci e Danilo Dolci (una parte del gruppo ha organizzato alcune iniziative  per ricordare Che Guevara e Pier Paolo Pasolini), ed eventi fondamentali della Storia come la Rivoluzione d’Ottobre.

Intorno alla figura di Antonio Gramsci ed agli eventi che precedono e realizzano la Rivoluzione del 1917 abbiamo avuto un valido sostegno da parte di uno dei più acuti studiosi gramsciani e degli eventi di 100 anni fa, il prof. Angelo d’Orsi.

Grazie al sostegno del Comune di Montemurlo (l’Assessore Giuseppe Forastiero, la funzionaria Roberta Chiti e gli operatori Valerio Fiaschi e Silvia Zizzo) ANNIVERSARI 2017 ha prodotto in cooperazione con l’Associazione Altroteatro Firenze (Antonello Nave, Giulia Calamai, Serena Di Mauro, Davide Finizio, Serena Mannucci, Bianca Nesi) un percorso ragionato di letture ed immagini sulla storia della Rivoluzione russa, curato da chi scrive, che ha preceduto la presentazione del libro “1917 L’ANNO DELLA RIVOLUZIONE” alla quale ha partecipato da autentico protagonista il prod. D’Orsi.

Le serate di Montemurlo (6-13 e 20 novembre 2017) coincidevano con gli eventi di 100 anni fa; dal libro di cui sopra a pag.199-200 sentiamo quel che dice il 6 novembre del 1917 Kerenskij parlando dei bolscevichi Lenin e Trochij che praticano “uno sfruttamento sistematico dell’ignoranza, della ingenuità o degli istinti criminali della popolazione per creare ad ogni costo in Russia un’atmosfera di pogrom, per scatenarvi la follia della distruzione e del saccheggio…” e, di rimando cosa diceva lo stesso giorno Lenin ibidem pag.201-202: “Compagni,….La situazione è estremamente critica. E’ chiarissimo che ora ogni ritardo nell’insurrezione è veramente uguale alla morte…Non bisogna attendere!! Si può perdere tutto!!…La storia non perdonerà gli indugi ai rivoluzionari che potrebbero vincere oggi (e che quasi certamente vinceranno oggi), rischiando di perdere molto domani, rischiando di perdere tutto.”

 

Ma qui voglio anche ricordare lo scrittore Lev Vojtolovskij che in “Seguendo la guerra” raccolse alcune testimonianze su vicende che caratterizzeranno le festività natalizie sui fronti di guerra.

Ecco uno dei momenti “magici” durante i quali la presa di coscienza dell’insensatezza di una guerra senza quartiere prevaleva tra i soldati che spontaneamente anche su altri fronti in concomitanza per l’appunto con le festività natalizie avevano dato vita ad una “tregua” festeggiando “insieme”: le alte gerarchie però non furono mai d’accordo ed anzi si affrettarono a proibire tali debolezze.

 

“Durante l’inverno del 1916 sul fronte regnava la calma. Si era arrivati al punto che in prima linea i soldati che scorgevano il nemico non sparavano più. Lo stesso facevano gli austriaci. Talvolta accadeva che questi gridassero: “Signori! Finite la guerra!” E chiamavano presso di sè i russi e questi facevano altrettanto. La fraternizzazione con il nemico era incominciata nel nostro settore sin dall’ottobre 1916; questo primato, naturalmente, ci valeva non pochi soprusi da parte degli ufficiali; nel gennaio la fraternizzazione era diventata ormai un avvenimento di tutti i giorni, quasi banale. Le cose erano giunte a un punto tale che noi soldati barattavamo diversi oggetti, dando pane o zucchero e ricevendo in cambio un temperino, un rasoio”.

C’è un bellissimo tenero film di Cristian Carion del 2005, “Joyeux Noel”, che tratta proprio uno di questi episodi.

Nel libro di Angelo d’Orsi di cui abbiamo parlato, e che ci ha ispirato, egli alle pagine 236-237 ci riporta la tesimonianza di Antonio Rotunno, un militare semplice di origine salernitana (nato a Padula il 5 marzo 1881) che presta servizio presso il 266° fanteria Brigata Lecce, 3° battaglione, 8^ compagnia

 

È la notte tra il 24 e il 25 dicembre 1917, è la notte di Natale anche nelle trincee che lambiscono il Piave nei pressi di Sant’Andrea di Barbarana in provincia di Treviso al di qua del Piave dove l’esercito italiano aveva, ritirandosi da Caporetto, posto il suo fronte.

 

Egli scrive nel suo lungo diario:

 “Ad un tratto, quando l’ora della notte è già inoltrata e quando tutti noi siamo seduti accanto al focolare su cui divampa vivida e grande una fiamma che benevolmente ci riscalda e ci illumina, ecco che tra il cupo e fitto silenzio giunge fino a noi l’allegro schiamazzare dei nostri nemici austriaci. Costoro, avendo trasformato le loro trincee in luoghi di divertimento, con chitarre, violini, mandolini, flauti e tamburi fanno un chiasso da baccanale, divertendosi a più non posso, come se si trovassero nelle proprie famiglie o nel proprio paese e non nel luogo terribile e pericoloso in cui si trovano. Si divertono, si divertono come se la guerra fosse già finita da un lungo periodo di tempo.

 Il loro divertimento, il loro strepito giunge sempre più distinto, sempre più preciso fino a noi, tanto che incuriositi usciamo dai nostri covi e, fermatici alle falde dell’argine di S. Andrea di Barbarano, assistiamo alla scena che i nostri nemici austriaci svolgono tra la più matta e la più sfrenata allegria nelle loro trincee, in questa notte memoranda e solenne del S. Natale dell’anno 1917. 

 Tra le altre cose, è bello il fare menzione di un invito che, in modo di preghiera, è rivolto a noialtri italiani, e le cui parole, nonostante lo strepito ed il baccano che si fa nelle loro trincee, pure giungono fino a noi chiare e distinte.

 Essi ci dicono: – O buoni italiani, lasciateci divertire tranquillamente in questa sera della vigilia di Natale! Non tirate! Non tirate alla nostra volta! Vedete? Anche le nostre batterie non tirano mica e da parecchie ore sono diventate mute! Divertitevi anche voi e buona notte!

 E come per incanto, su tutta l’estensione del fronte del Piave sembra che regni la calma ed il silenzio, come se la guerra fosse cessata da lungo tempo o come se le trincee fossero vuotate o disertate dai due eserciti combattenti. Non si odono più quei soliti colpi del moschetto e del fucile che le sentinelle, di tratto in tratto, durante il proprio servizio, erano solite tirare a vuoto nel silenzio della notte, e neppure si ode più lo scoppio terribile delle granate e delle bombarde: le batterie nemiche e le nostre tacciono e tacciono sempre.”

Ecco, voglio oggi ricordare, a cento anni di distanza, quell’atmosfera di pace e di serenità.

 

BUON NATALE a tutte le persone di buona volontà – BUON NATALE a tutti i pacificatori!

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