Sì-Toscana a Sinistra; Prato più povera e la giunta Pd pensa alle preghiere

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La vita peggiora a molti? Vada con le preghiere. In merito alla destinazione dei 200mila euro derivanti dagli introiti 2015 degli oneri di urbanizzazione secondaria annunciata ieri dagli assessori Faltoni e Barberi, le cui risorse sono estese anche ai luoghi di culto, il comitato pratese di Sì-Toscana a Sinistra esprime profonda contrarietà per questa scelta di indirizzo politico da parte dell’amministrazione comunale di Prato.

Lo si legge in una nota diffusa oggi, dove si spiega che «le religioni debbano essere sostenute da chi le professa, come avviene in Francia, in Germania e in molti altri paesi del mondo. A questo si aggiunge la preoccupazione di fondo per le continue ingerenze della Chiesa nelle questioni politiche, anomalia tutta italiana – rispetto all’altrettanto cattolica Irlanda – per i condizionamenti in merito ad esempio ai diritti civili delle persone in uno Stato che dovrebbe essere laico».
«Nello specifico delle risorse da destinare al terzo settore, crediamo che la città viva ancora un livello di recessione e disagio sociale, tale da manifestare altre priorità nell’individuazione di opere edilizie di pubblica utilità. La cronica mancanza di posti letto e di una Società della Salute articolata sui territori, oltre alla crescente emergenza abitativa a fronte di una grave carenza di edilizia popolare sono solo alcuni degli esempi più lampanti – si legge ancora –  Al tempo stesso segnaliamo che il Polo universitario pratese con i suoi trecento e più studenti fuori sede non ha mai potuto provvedere alla fornitura di alloggi studenteschi o di una vera e propria casa dello studente, dopo l’affossamento delle proposte da parte della giunta Cenni».

Tra centrodestra e Pd, le differenze, almeno in questo, non paiono troppe agli autori del comunicato. Anzi, «in continuità con il centro-destra – che ha stabilito i criteri di ripartizione con D.C.C. n. 18 del 31.03.2011 – l’amministrazione Biffoni intende destinare addirittura la metà dei fondi disponibili come contributi ad edifici di culto, dei quali ben il 92% alla chiesa cattolica».

«Nonostante la funzione sociale di alcune opere sussidiarie, le agevolazioni fiscali verso la chiesa cattolica ammontano a oltre 6 miliardi di euro nel nostro paese, fra Esenzioni Imu (Ici, Tares, Tasi), esenzioni Irpef per erogazioni liberali, agevolazioni Iva e di oneri doganali, donazioni per l’8×1000, trasferimenti per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole – si precisa – Queste agevolazioni fiscali e donazioni ci sembrano particolarmente inappropriate in una fase di ridimensionamento del welfare e dei tagli ai servizi pubblici verso i cittadini. Un esempio paradossale è l’assistenza spirituale (cattolica) in ospedale a carico della collettività, quando poi non ci sono fondi sufficienti nemmeno per garantire la gratuità dei parcheggi circostanti».

 

«Non vogliamo rassegnarci ad elemosinare la carità o ad affidarci alle preghiere, mentre la nostra città è scesa al 42° posto come qualità della vita in Italia, e all’ottavo sulle dieci province toscane – concludono – Pertanto riteniamo eccessivo e fuori luogo utilizzare le risorse per la restaurazione di edifici di culto, piuttosto che per finalità sociali, come per il recupero del patrimonio pubblico o per la sostenibilità sociale degli investimenti, e chiediamo all’amministrazione comunale di rivedere la delibera (D.C.C. n. 18 del 31.03.2011) per rispondere più attentamente alle esigenze del territorio e dei cittadini».