a photo of a family walking in pedestrian lane
Photo by Katie E on Pexels.com

Il Documento programmatico di bilancio per il 2022, appena approvato dal Governo, contiene importanti indicazioni per delineare le politiche pubbliche del primo anno in cui l’implementazione del Pnrr dovrà diventare concreto ed efficace, una manovra di circa 28 miliardi, con la priorità e l’ambizione di riorganizzare le priorità più urgenti per l’Italia.

La priorità del mondo politico si è concentrate su alcune questioni, molto controverse; dalla riduzione del cuneo fiscale, all’intervento sulle pensioni, dal rifinanziamento del reddito di cittadinanza ai necessari interventi di rivisitazione degli ammortizzatori sociali.

La “ Famiglia”, non solo non è considerata tra le priorità ma ne esce triturata, infatti, solo in maniera marginale si nota la presenza di alcune misure di supporto ai bisogni delle famiglie, quali; sostegno al lavoro femminile al rientro dalla maternità, stabilizzazione dei dieci giorni di congedo per i padri, maggiori fondi per il diritto allo studio nella scuola dell’obbligo, politiche antiviolenza e di parità di genere, introduzione della “tampon tax” (riduzione Iva dal 22% al 10%),piccoli interventi che costituiscono una risposta a situazioni reali di bisogno delle famiglie, in un periodo di grave sofferenza progettuale, sociale ed economico ben altre dovrebbero essere le iniziative.

Un secondo elemento problematico e rilevante, riguarda: misure fiscali e reddito di cittadinanza, due ambiti della manovra problematici e rilevanti, su entrambi la famiglia sembra essere diventata trasparente o meglio inesistente, al di là di qualche affermazione di principio.

L’equità fiscale è inesistente riguardo alla famiglia, infatti ci si limita alla riduzione complessiva delle tasse, ci si preoccupa dei diversi livelli di reddito,si allenta la pressione fiscale su chi paga tutto e di più (classe media, lavoratori dipendenti), ma, non è emersa alcuna decisione concreta per far sì che le tasse diminuiscono sensibilmente in funzione ai carichi familiari, così, a parità di reddito, avere carichi familiari consistenti fa ben poca differenza.

Sulla riforma fiscale, occorrerebbe un deciso intervento di equità familiare, per onorare il dettato costituzionale dell’articolo 53, che parla di prelievo fiscale secondo la “capacità contributiva”, che non può non essere connessa ai carichi familiari.

Il dibattito sul reddito di cittadinanza sembra aperto, tutti compreso lo stesso premier dichiarano che urge una rivisitazione, resta il fatto che è stato previsto un miliardo in più per il 2022, arrivando a 8,8 miliardi di finanziamento annuo per questa misura, da dati consolidati, non è stato capace di intercettare i bisogni delle famiglie con più figli, fallendo così l’obiettivo di equità, giustizia sociale e di sostegno alla “Next generation” che non è più tollerabile, occorre una sua radicale rivisitazione “a misura di famiglia”, a protezione delle nuove generazioni e dei bambini.

L’imminente introduzione dell’assegno unico universale, previsto dal 1° gennaio 2022, per la cui attuazione sono stati allocati 6 miliardi aggiuntivi per il 2022, più una cifra tra i 12 e i 14 miliardi, recuperabili attraverso l’assorbimento (cancellazione integrale) di tutte le misure presenti (incluse detrazioni per figli a carico e assegni al nucleo familiare).

L’ammontare dell’assegno rimane basso (sotto i 200 euro mensili per figlio, per i redditi più bassi, attorno ai 100 euro per i redditi medi), a fronte di un costo mensile del figlio stimato attorno ai 650 euro (Neodemos, 2021).

Per le famiglie numerose, la sostituzione degli attuali assegni familiari con l’assegno unico porterà benefici marginali, e in alcuni casi anche una potenziale diminuzione, circa 200mila famiglie potrebbero ricevere di meno (soprattutto le famiglie con più figli) è stata più volte annunciata una sorta di “clausola di salvaguardia” (che nessuno ci perda), ma questo è a di là da venire, qualche problema deriva dall’utilizzo dell’Isee, che, al di là della complessità burocratica, penalizza troppo le famiglie proprietarie di casa e valorizza troppo poco i costi dei figli.

L’assegno unico non basterà a sostenere adeguatamente le famiglie, la sua attuazione dovrà essere attentamente monitorata in tutti i suoi aspetti: procedure, ammontare mensile per le varie tipologie familiari, e anche budget complessivo che verrà allocato, potrebbe rivelarsi insufficiente.

Sul resto della manovra sono abbastanza stupito, per usare un eufemismo, su intervento sul fisco- riforma degli ammortizzatori sociali – pensioni che contraddice il tanto ripetuto impegno “dopo la pandemia nulla sarà come prima”; invece si procede per rattoppi e mini correttivi, il più delle volte sbagliati o controproducenti.

Ridurre le tasse alle imprese (cuneo) non ha un automatico riscontro nella crescita degli investimenti, come la pluridecennale pratica dei bonus dovrebbe aver mostrato a sufficienza.

Lasciare gli ammortizzatori sociali differenziati per settore ed escludere dalle tutele conservative i lavoratori delle micro imprese, non solo non produce universalità, ma non aiuta le transizioni necessarie nella rivoluzione ecologica e digitale; infine non introdurre garanzie previdenziali per chi fa lavori precari e non assicurare flessibilità in uscita penalizza le figure più fragili sia all’inizio che alla fine delle vite lavorative (cioè le donne).

Insomma, si prospettano scelte di fatto “continuiste” e del tutto scisse dal tanto magnificato Piano di ripresa e resilienza…sarebbe proprio il caso di proporre scelte alternative e avviare un percorso per un vero cambiamento della politica economica.

Alfredo Magnifico