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Cani d’estate è il nuovo libro di Sandro Veronesi, vincitore del Premio Strega nel 2006 con Caos calmo.
Come i cani si mettono ad abbaiare tutti insieme – titolo del primo capitolo dell’opera dello scrittore fiorentino – anche noi, in quanto esseri umani, dobbiamo farci sentire e far capire che il razzismo non deve vincere.

L’indignazione e la ribellione, che sono gli strumenti di cui disponiamo, devono servire per far presente la nostra posizione e far valere le nostre idee.
Il corpo di ognuno di noi è «tutto quello che serve», queste le parole con le quali Sandro Veronesi si è rivolto al pubblico in occasione della presentazione del suo libro presso la parrocchia di San Paolo, a Prato, ieri sera. Davanti a una numerosa platea, di persone adulte, ma anche di ragazzi più giovani, ha tentato di spronare, soprattutto questi ultimi, a non lasciarsi scoraggiare, ma a continuare a lottare sempre e comunque per i propri sogni e per poter vivere in un mondo sempre migliore.

La presentazione iniziale del parroco don Jean Jacques Ilunga e la mediazione di Mario Desiati hanno permesso allo scrittore di mostrare in anteprima il suo lavoro ad un pubblico che ha seguito con particolare interesse quello che è un argomento molto dibattuto nel quotidiano. Dai casi delle navi Diciotti e Aquarius di quest’estate è partita la riflessione di Sandro Veronesi che lo ha portato alla stesura di una sorta di diario: Cani d’estate, appunto.

Dopo un’introduzione sulla tematica affrontata, una riflessione sulla questione vita e morte e sull’importanza che determinati eventi hanno avuto nella storia e, più o meno indirettamente, continuano ad avere ancora oggi, sono state rivolte a Veronesi una serie di domande, preparate in precedenza dai gruppi della pastorale giovanile della parrocchia. Lo scrittore ha risposto in maniera molto esaustiva, fornendo importanti spunti di riflessione.
Ha ribadito il concetto di corpo e il suo legame con la parola; poi la discussione si è spostata anche sulla letteratura e la lettura in generale.

Sandro Veronesi e Mario Desiati durante la presentazione di Cani d'estate (foto di Shaila Bongi)

Sandro Veronesi e Mario Desiati durante la presentazione di Cani d’estate (foto di Shaila Bongi)

All’età di 14 anni si è trovato di fronte al grande e importante mondo della letteratura, dopo aver letto I fratelli Karamazov di Dostoevskij, il libro che lo ha iniziato a quello che oggi è diventato il suo mestiere.

A seguire c’è stata una bella e approfondita riflessione sulla religione e sul rapporto tra questa e la scrittura. Sandro Veronesi ha rivelato che non bisogna essere atei per poter essere degli scrittori, ma bisogna semplicemente scindere le due cose e collegarle solo nella misura nella quale si ritiene che l’una possa dare beneficio all’altra. Sta allo scrittore essere abile a tal punto da capire quando e in che misura sia giusto inserire l’una nell’altra per far si che possa venire fuori un buon prodotto, sotto tutti i punti di vista. Ed è per questo che lui, nei suoi precedenti libri, talvolta ha utilizzato parolacce e, addirittura, in un paio di casi, delle bestemmie. Il suo obiettivo è quello di rappresentare e mostrare a chiunque la realtà di tutti i giorni e, quindi, per farlo, ha bisogno anche di questo, “non perché fa chic”, ma solo e soltanto per una questione di maggiore realismo e aderenza alla quotidianità.
Il fatto, poi, di ispirarsi a delle ferite proprie che, in un certo qual modo, attraverso la scrittura, Veronesi cerca di sanare, è stata la degna conclusione di un incontro intenso, ma significativo che sicuramente ha lasciato qualcosa in ognuno dei presenti, invitati a fare tesoro delle parole dello scrittore e a rifletterci nelle azioni di ogni giorno.

Veronica Ranocchi

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