La congiura dei Pazzi

Nel 1478 si conclude la congiura dei Pazzi con l’attentato a Lorenzo e Giuliano de Medici da parte della famiglia Pazzi nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. Questa fu l’unica congiura ai danni della famiglia Medici che riuscì nell’intento di eliminare un componente della famiglia, Giuliano, fratello di Lorenzo. La Congiura dei Pazzi fu una cospirazione ordita dalla famiglia di banchieri fiorentini de’ Pazzi avente lo scopo di stroncare l’egemonia dei Medici tramite l’appoggio del papato e di altri soggetti esterni, tra cui la Repubblica di Siena, il Regno di Napoli e il Ducato di Urbino. I componenti della famiglia Medici, da sempre al centro della politica cittadina, avevano subito almeno una congiura per ogni generazione: Cosimo de’ Medici venne esiliato per motivi politici per un anno, mentre suo figlio Piero scampò per miracolo a un’imboscata tesagli da Luca Pitti sulla via per Careggi, e così anche le generazioni successive. Dal 1469 la città era di fatto retta dai figli di Piero (scomparso quell’anno), Lorenzo e Giuliano, che allora avevano rispettivamente venti e sedici anni. Lorenzo seguiva attivamente la vita politica con lo stesso metodo di suo nonno Cosimo, cioè senza ricevere incarichi diretti ma controllando tutte le magistrature e i punti chiave attraverso uomini di fiducia. L’idea di eliminare fisicamente i signori de facto della città catalizzò tutta una serie di figure a loro avverse, a partire dal Papa Sisto IV Della Rovere, sfrenato nepotista, il quale una volta eletto al soglio pontificio (1471), aveva manifestato l’interesse a impadronirsi dei ricchi territori fiorentini a vantaggio dei suoi nipoti, tra i quali il nobile Girolamo Riario, e per finanziare le costose opere da lui intraprese a Roma che si organizzarono nella congiura vera e propria.

La congiura prese piede intorno al 1477 soprattutto a opera di Jacopo e Francesco de’ Pazzi, ai quali si aggiunse Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, in attrito con i Medici che avevano tramato per non dargli la cattedra fiorentina, favorendo invece un loro congiunto, Rinaldo Orsini. Una volta eliminati i Medici, la guida di Firenze sarebbe dovuta spettare a Girolamo Riario. Una volta che la congiura avesse avuto esito positivo, il piano concordato in marzo nelle stanze del Palazzo Apostolico, prevedeva che Lorenzo Giustini, legato pontificio, e Gianfrancesco Mauruzzi da Tolentino, nominato governatore di Imola, avrebbero dovuto condurre le truppe del Riario alle porte di Firenze (2000 uomini e alcuni cavalli), tenendole a disposizione dell’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati e di Francesco de’ Pazzi.

Originariamente il piano prevedeva di avvelenare Lorenzo e Giuliano de’ Medici durante un banchetto da loro organizzato alla Villa Medici di Fiesole il 25 aprile 1478, per festeggiare l’avvenuta elezione a cardinale del diciottenne Raffaele Riario, nipote di Sisto IV. Quel giorno, però, un’indisposizione improvvisa di Giuliano rese vana l’impresa, che fu rimandata al giorno successivo, durante la messa in Santa Maria del Fiore

Così la domenica del 26 aprile 1478 l’ignaro cardinale Raffaele Riario invitò tutti alla messa in Duomo da lui officiata, come ringraziamento della festa organizzata il giorno prima in suo onore. Alla messa si recarono i Medici e i congiurati. Al momento solenne dell’elevazione, mentre tutti erano inginocchiati, si scatenò il vero e proprio agguato: il Bandini si avventò su Giuliano, colpendolo ripetutamente sulla schiena, poi corse verso Lorenzo, mentre Francesco de’ Pazzi infieriva con il pugnale sul corpo di Giuliano, in un lago di sangue. Lorenzo, accompagnato dall’inseparabile Angelo Poliziano e dai suoi scudieri Andrea e Lorenzo Cavalcanti, rimase ferito di striscio sulla spalla dagli inesperti preti che provarono a colpirlo, riuscendo poco dopo a entrare in sacrestia, dove chiuse le pesanti porte e si barricò. Bandini si avventò, ormai in ritardo, e sfogò la sua foga su Francesco Nori, che interpose il suo corpo tra l’omicida e Lorenzo, sacrificando la sua vita e dando la possibilità a Lorenzo di fuggire.

Gli eventi in seguito al fallito attentato non andarono meglio per i congiurati. Jacopo de’ Pazzi aveva completamente sbagliato la valutazione della risposta della popolazione fiorentina. Quando si presentò in Piazza della Signoria con un gruppo di compagni a cavallo gridando “Libertà!”, invece di essere acclamato, venne assalito dalla folla in un incontenibile movimento popolare che dal Duomo a tutta la città si accaniva contro i congiurati. Per i Pazzi e per i loro alleati l’epilogo fu tragico: poche ore dopo l’agguato, Francesco de’ Pazzi, rimasto ferito e rifugiatosi a casa sua, e l’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati penzolavano impiccati dalle finestre del Palazzo della Signoria. Al grido di “Palle, palle!”, ispirato al blasone dei Medici, i Palleschi scatenarono in città una vera e propria caccia all’uomo, feroce e fulminea. Pochi giorni dopo, anche Jacopo e Renato de’ Pazzi, che pure non era coinvolto nella congiura, venivano impiccati; i loro corpi furono gettati nell’Arno. Bernardo Bandini riuscì a fuggire dalla città, arrivando a rifugiarsi a Costantinopoli, ma venne scovato e consegnato a Firenze per essere giustiziato il 29 dicembre 1479. Lorenzo non fece niente per mitigare la furia popolare, così fu vendicato senza che le sue mani si macchiassero di colpe. I Pazzi vennero tutti arrestati o esiliati e i loro beni confiscati. Alle condanne seguì la damnatio memoriae: si proibì che il loro nome comparisse sui documenti ufficiali e vennero cancellati dalla città tutti gli stemmi di famiglia, compresi quelli impressi su alcuni fiorini coniati dal loro banco, che furono riconiati.

Lorenzo colse l’occasione della fallita congiura per accentrare definitivamente tutto il potere nelle sue mani: subordinò infatti le assemblee comunali e la struttura della Repubblica a un consiglio di 70 membri, costituito in larga parte di persone di sua fiducia, che doveva rispondere solo a lui.

In seguito Lorenzo riuscì inoltre a pacificarsi sia con Alfonso che con Papa Sisto. In entrambi i casi usò la cultura e l’arte come ambasciatrici di Firenze e della sua necessaria libertà e indipendenza: partirono così per Napoli Giuliano da Maiano, Benedetto da Maiano e Antonio Rossellino, mentre un gruppo di artisti fiorentini affrescò a Roma la nuova Cappella Sistina tra il 1481 e il 1482

La fallita congiura, rimasta celebre, portò a conseguenze durevoli sulle sorti degli equilibri italiani sul finire del Quattrocento.