E’ difficilissimo essere bambino a Diol Kadd, in quel piccolo villaggio piantato nell’immensità della savana e sconosciuto a tanti, quasi a tutti. Qualche capanna che mal somiglia ad una casa, una piccola moschea sopra i sassi e sotto il cielo aperto e qualche pozzo sono il tanto ed il poco, il tutto ed il niente che qui vi si puo’ trovare. Una pista ruvida ed assolata, quella che sporca e brucia i piedi nudi dei suoi abitanti, rallenta i loro passi e li ferma dinanzi ad un futuro che chissà se arriverà.

E’ difficilissimo essere adulto a Diol Kadd: non si conoscono sogni, non si rincorrono desideri. Lo sa bene Jamir, abituato a starsene rannicchiato sulle ginocchia, con le braccia conserte, a guardar scorrere i giorni tutti uguali, con una curiosità enorme intrappolata in due occhioni neri e tristi.

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Daniela Cavone