Lo spolight dell'Oms per la giornata mondiale dell'Aids su disegno di Haring

Aids e Hiv in calo in Toscana ma la situazione rimane grave

Raccontami una storia premio letterario

Calano i numeri relativi ad Aids e Hiv in Toscana. È però importante ricorrere ai mezzi di prevenzione così come giungere per tempo a una diagnosi. Accedere subito alle cure, in caso di contagio, può rivelarsi di fondamentale importanza. I nuovi contagi diminuiscono ma restano sempre più alti, in media, rispetto al resto d’Italia. Se ne parla oggi, alla vigilia della Giornata per la lotta contro l’Aids.

Fiocco AidsI numeri su Aids e Hiv in Toscana

Il sistema di sorveglianza è affidato all’Agenzia regionale di sanità (Ars), che dal 2004 gestisce il Registro regionale Aids e dal 2009 la notifica delle nuove diagnosi di Hiv.
In Toscana, l’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv presenta un andamento stabile dal 2009, tuttavia nel 2017 si è verificato il valore più basso dell’intero periodo: 265 nuove diagnosi, con un tasso di notifica di 7,1 per 100.000 residenti. Un dato più alto di quello nazionale: in Italia nel 2017 le nuove diagnosi di infezione da Hiv sono state 3.443, pari a 5,7 nuovi casi per 100.00 residenti.
L’età media è di 41 anni per i maschi e di 37 anni per le femmine. Sono in aumento i pazienti che scoprono la sieropositività dopo i 50 anni. L’età minima è di 17 anni. I casi pediatrici, che presentano quasi tutti modalità di trasmissione verticale tra madre e figlio, sono divenuti eventi rari, grazie alla terapia antiretrovirale somministrata alla madre sieropositiva e all’introduzione del test per Hiv tra gli esami previsti nel libretto di gravidanza. Nell’intero periodo di sorveglianza (2009-2017) i casi pediatrici sono stati 8. Nessun caso è stato segnalato negli ultimi 2 anni.
Gli stranieri, che costituiscono nel triennio 2015-2017 il 32,1% delle nuove diagnosi di Hiv, hanno un’incidenza quasi quattro volte superiore a quella degli italiani e un andamento nuovamente in aumento. Le nazionalità straniere più frequenti sono Brasile, Nigeria e Romania per i maschi; Nigeria e Romania per le femmine.

Aids e Hiv - una provetta per il testCome ci si ammala

La maggioranza delle infezioni da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’86,1% di tutte le segnalazioni, a sottolineare l’abbassamento del livello di guardia e la bassa percezione del rischio nella popolazione, soprattutto eterosessuale. Le persone che si sono infettate a causa dell’uso di droghe iniettive sono invece intorno al 5%. La modalità di trasmissione eterosessuale è quella più frequente per gli ultra cinquantenni.
Una quota importante di pazienti si presenta tardi alla prima diagnosi di sieropositività, evidenziando già un quadro immunologico compromesso. Un caso di Hiv su 5 è già in Aids conclamato al momento della diagnosi di sieropositività. Le persone che scoprono di essere Hiv positive in ritardo sono più frequentemente maschi, stranieri, hanno un’età più avanzata e hanno contratto l’infezione prevalentemente attraverso contatti eterosessuali.
Per quanto riguarda i casi di Aids conclamato, in Toscana, dall’inizio dell’epidemia al 31 dicembre 2017, sono stati notificati 4.828 nuovi casi di Aids. I casi pediatrici risultavano 55: 52 casi registrati prima del 2001, 1 nel 2011, 1 nel 2012 e un caso nel 2015. Nessun caso pediatrico è stato registrato negli ultimi 2 anni.
Ci si ammala di Aids in età sempre più avanzata: l’età mediana alla diagnosi presenta, nel corso degli anni, un aumento progressivo sia per i maschi che per le femmine sino a raggiungere 48 anni nei primi e 47 nelle seconde, e mantenendosi sempre più elevata per i maschi.

Rischio ignorato e minore prevenzione

Da sottolineare l’abbassamento del livello di guardia nella popolazione generale: gli eterosessuali non si ritengono soggetti a rischio e invece rappresentano la categoria che più ha bisogno di informazione. Molti dei nuovi sieropositivi, che hanno contratto il virus attraverso rapporti sessuali non protetti, non sanno di esserlo e continuano a diffondere la malattia senza avere coscienza del rischio.

Gli orientamenti della Regione su Aids e Hiv

Ogni anno risulta confermata la bassa percezione del rischio di trasmissione del virus, soprattutto tra gli eterosessuali, che arrivano tardi ad eseguire il test Hiv. Sono quindi sempre necessarie politiche di sensibilizzazione per diffondere informazioni corrette e prevenire.
«Per fortuna in Toscana i dati su Aids e Hiv sono in calo – dice l’assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi – ma la scarsa consapevolezza della possibilità di contagio da parte della popolazione porta alla diffusione, anche inconsapevole, dell’infezione, e a un ritardo nell’accesso alle cure. Poche settimane fa in giunta abbiamo approvato una delibera che prevede una serie di iniziative rivolte alla tutela della salute sessuale e riproduttiva dei giovani e delle donne – continua l’assessore – Azioni che non si riducono alla sola erogazione gratuita di contraccettivi, ma comprende il potenziamento dell’attività dei consultori, delle campagne informative, dell’educazione sessuale nelle scuole».