Giuseppe Lo Presti sulla copertina di Il Cacciatore

Sul finire degli anni Ottanta, lo scrittore Aldo Busi contatta il carcere di Prato. Il motivo: ha ricevuto un manoscritto da Giuseppe Lo Presti, in carcere per terrorismo di destra, e ne è stato conquistato.
Conoscere l’uomo Lo Presti è per Busi una delusione, tra richieste di soldi e di aiuti in sede processuale, «sperando che deponessi in suo favore in quanto scrittore , come se gli scrittori dovessero mai godere di un indulto in più, o come se bastasse andare in carcere da criminale per sperare di uscirne da scrittore».
«Mai un attimo ho desistito dal riconoscere la qualità del suo testo – ricorda ancora Aldo Busi – che ha questo potere unico di insinuarsi in te e di suscitare un’eco incomprensibile senza precisa origine che si trasforma quasi subito in un dolore vivificante e misterioso».

L’uomo

Giuseppe Lo Presti (Alcamo 1958; Sanremo 1995) dopo il terremoto del Belice nel 1968 si trasferisce a Torino senza completare gli studi elementari. Giovanissimo entra nel Fronte della Gioventù per passare presto all’eversione, prima con Terza posizione e successivamente con i Nar. Appena sedicenne compie le prime rapine nei cinema di Torino con armi-giocattolo, iniziando così un percorso fatto di rapine, carcerazioni, evasioni, periodi di latatanza all’estero con documenti falsi, fino all’arresto del 1977 dove inizia la sua peregrinazione tra vari istituti di pena e anche la sua iniziazione alla letteratura, fatta delle più disparate letture.

Il libro

 Il cacciatore ricoperto di campanelli, il romanzo dove riesce a scrivere le sue Memorie dal sottosuolo, fondendo in un’unica materia i fallimenti di una vita e le letture necessarie per approdare a una scrittura che è questione di vita o di morte o, detto in una sola parola, letteratura.

Il romanzo esce per i tipi di Mondadori nel Febbraio 1990, con un’introduzione di Aldo Busi che contiene perle degne dei suoi libri più riusciti. «La letteratura raramente si presenta bella compita e in abito da gran sera bell’e firmato: è sporchina, unticcia, un po’ sghimbescia, rutta con le parti meno nobili del linguaggio, e trascina con sé pula, zavorra, loglio, liquami e non discende mai sola da altra letteratura (il libro sui libri) come lo è per gli uomini di lettere con i loro prodotti», si legge tra l’altro.

Il libro non sarà una svolta per la vita di Giuseppe Lo Presti; presto sparirà dalle librerie e sarà dimenticato.

Nel 2015 l’editore Stampa Alternativa dà alle stampe Il cacciatore, un volume che, oltre a riproporre Il cacciatore ricoperto di campanelli , contiene l’inedito Vittorino testa di bue, un regalo per chi, a suo tempo, aveva scoperto questo scrittore e un’occasione per tutti gli altri.

Il cacciatore di Giuseppe Lo Presti, Stampa Alternativa, 2015.

Lorenzo Mercatanti