Il 29 novembre 1223 viene approvata da papa Onorio III con la bolla Solet Annuere la Regola definitiva dell’ordine di San Francesco d’Assisi relativa al neonato Ordine francescano.

Fu il fondamento della Regola francescana (venne anche chiamata Prima Regola), e venne costituita da vari scritti di San Francesco dal 1209 fino al 1210. San Francesco ricevette ispirazione per essa durante gli anni in cui si era formata la piccola comunità di frati che viveva nella chiesetta della Porziuncola. Quando la comunità raggiunse i 12 elementi (in base ai documenti lasciati in eredità da Frate Tommaso da Celano, 12 sembrerebbe un numero simbolico: come gli apostoli e Gesù Cristo), Francesco decise di recarsi a Roma per incontrare il Papa Innocenzo III e chiedergli il riconoscimento della Regola. Lui stesso ne parla nel suo testamento: “E da quando il Signore mi diede la cura dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere a norma del Santo Vangelo. E feci scrivere questo con poche e semplici parole, e il signor Papa me lo confermò

Alla presenza di Innocenzo III, Francesco espose la forma di vita o Regola per i frati, composta da frasi evangeliche e norme di vita. Il Papa diede la sua approvazione, anche perché aveva intuito che per contrastare il fiorire di movimenti religiosi popolari che spesso diffondevano idee eretiche, come i patarini e i catari, occorreva incoraggiare la predicazione popolare dei gruppi religiosi fedeli al Papa e alla Tradizione della Chiesa. Questa intuizione fu ripresa dal successivo IV Concilio Lateranense che legittimò gli ordini mendicanti e diede impulso alla predicazione popolare sotto il controllo della Chiesa.

Nel 1221 venne convocato il Capitolo delle stuoie, a seguito della rinuncia di Francesco al governo dell’ordine francescano, di ritorno da una missione in terrasanta. Durante tale momento fu nominato vicario Frate Elia da Cortona e venne approvata una seconda regola, divisa in 23 capitoli. Essa non fu però sottoposta al Pontefice, e quindi non rivestì mai il ruolo di regola ufficiale non essendo mai stata riconosciuta da una Bolla ai sensi del Diritto Canonico. Caratterizzata da uno stile di povertà assoluta, venne approvata solo oralmente da Onorio III.

La terza regola, quella definitiva ed in vigore a tutt’oggi, fu scritta da San Francesco nel romitaggio di Fonte Colombo in collaborazione col Cardinale Ugolino di Anagni, patrono dell’ordine francescano (divenuto Papa con il nome di Gregorio IX), che ne corresse alcuni aspetti, e vi diede una forma giuridica. Strutturata in 12 capitoli, venne approvata il 29 novembre 1223 da Papa Onorio III con la bolla Solet annuere.

L’osservanza di questa regola, dopo la morte del Santo (1226), determinò la prima frattura in seno all’ordine francescano. Si iniziò a discutere se si dovesse seguire la “Regola non bollata” o la “Regola bollata”, ciò portò alla scissione dell’Ordine in due rami: gli “spirituali” ed i “conventuali“. I primi fecero propria la cosiddetta “Regola non bollata”, cioè la regola approvata solo oralmente da Innocenzo III, che prescriveva ai singoli frati e all’Ordine di vivere l’amore di Cristo e del prossimo in assoluta povertà e gioiosa libertà. I secondi, invece, fecero propria la “Regola bollata” approvata da papa Onorio III, un po’ meno severa e che favoriva uno stile di vita cenobitico più organizzato.

Più che per il modo di intendere e praticare la povertà evangelica, i due rami si distinsero per il “ruolo” che attribuirono all’Ordine: gli spirituali fecero propria la vita ascetica e mendicante che aveva contraddistinto l’Ordine ai suoi inizi. I secondi, invece, preferirono una vita più conventuale e di cura delle anime. Tipica figura di frate conventuale fu Sant’Antonio da Padova, noto tanto per la sua povertà radicale, quanto per la sua opera di apostolato.

Col passare dei secoli, l’Ordine fu oggetto di continui tentativi di riforma. La più ampia fu quella avviata dal frate Matteo da Bascio che portò alla nascita dell’Ordine dei frati minori cappuccini, che hanno cercato di coniugare vita conventuale e povertà austera. Essi, caratterizzati per le lunghe barbe, hanno preso il nome dal proprio cappuccio, ereditato dai monaci camaldolesi e più lungo di quello degli altri Ordini francescani.

Immagine d’apertura: Innocenzo III conferma la Regola francescana Giotto (1290-1295) Basilica superiore di Assisi