Arianna era come un pesce, piccola piccola, ad appena tre mesi venne colpitada una bronchilite, una malattia virale che colpisce l’apparato respiratorio dei neonati fino a sei mesi d’età. Un’infiammazione acuta che, nel suo caso, richiese cure ospedaliere una volta sfociata – non sempre capita – in broncopolmonite. Cure dalle quali, pur guarendo dalla bronchiolite, non si è più ripresa. Colpa, come spiega l’avvocato Mario Cicchetti di Rieti, di un farmaco che non le doveva essere somministrato.

La storia comincia con la bronchiolite, prosegue con due settimane di degenza all’ospedale Cardarelli di Napoli ed esplode, letteralmente, al ritorno a casa. Il fratellino di 4 anni e i genitori di Arianna, Eugenzio e Matilde Manzo, si accorgono che la bimba non è più vivace. Anzi, è assolutamente rigida, non muove le mani, sembra non sentire e lo sguardo non pare cogliere volti e dettagli.
Entrata in ospedale con la bronchiolite, Arianna era tornaa a casa tetraplegica, ipovedente e sorda. La causa? Il tiopentale, farmaco non adatto ai bambini né da somministrare per troppi giorni, utilizzato epr sedarla. Una sedazione culminata, in pratica, in un danno grave al cervello.
Tanto grave che l’ospedale Cardarelli è stato condannato dal tribunale a pagare i danni alla famiglia di Arianna. Un risarcimento che servirà in buona parte, se non del tutto e sempre che sia sufficiente, a prendersi cura della piccola.

Ma l’ospedale per ora non sembra voler pagare. La famiglia, sempre assistita passo passo e con una buona dose di passione dall’avvocato Cicchetti, ha ora scritto al presidente della Campania, Vincenzo De Luca, e non s arrende.
Anche se sono passati 15 anni e Arianna, seguita con cure costose e amore dai genitori e dal fratello che vuol diventare fisioterapista anche per lei, è ormai un adolescente. Le cure sono davvero costose. Arianna e famiglia, che vivono a Cava dei Tirreni, nel tempo le hanno provate tutte, compreso un viaggio in America, sostenuto anche dall’Asl, nel corso del quale si era visto un miglioramento. Ma poi, niente da fare.
Bisognerà almeno aspettare che l’ospedale Cardarelli dia seguito alla condanna per «imperizia o negligenza» decretata a fine novembre dal tribunale di Salerno. Per ora niente, però, rispetto ai 3 milioni di euro stabiliti dal giudice.

Fra tre giorni, intanto, si aprirà il processo d’appello. Per i difensori dell’ospedale, la sentenza di primo grado non sta in piedi e l’ospedale chiederà una sospensiva. Insomma, pagherà soltanto di fronte a una sentenza definitiva. Anche perché, rilevano i legali del Cardarelli, alle dimissioni le condizioni di Arianna erano perfette e non c’era danno neurologico come avrebbero mesi dopo accertato anche durante una visita specialistica in Toscana.

Ma l’avvocato Mario Cicchetti, per conto della famiglia, ribatta: «La diagnosi è stata fatta solo 4 giorni dopo le dimissioni per un’intuizione della madre che, vedendo la rigidità anomala della bambina, per il controllo invece di riportarla al Cardarelli andò al Santobono. A Siena, venne confermata la tetraplegia. Aspettiamo tutti l’appello. Noi lo abbiamo chiesto non perchè il Cardarelli non ha torto, ma perché ha responsabilità ulteriori l’azienda sanitaria di Salerno. Intanto però la condanna a pagare è esecutiva. Dal giorno dopo il Cardarelli avrebbe dovuto versare i soldi che servono per le cure. Se in Appello arrivasse una sentenza diversa li restituiranno».