Senza aziende cinesi, al Pil della provincia di Prato mancherebbe quasi un quarto. Il 22%, per la precisione. Benessere e ricchezza, specie quella diffusa, non si misurano però soltanto attraverso il Prodotto interno lordo. Lecito, anzi doveroso, porsi però alcune domande e, dai numeri, cercare di compiere un passaggio successivo, per capire quanto Pil prodotto dai cinesi rimane a Prato e in mano a chi finisce. Cassette di sicurezza? Mattoni e affitti? E quanto, invece, prende la via dell’Estremo oriente? Partiamo però dalle domande di base. Se le è poste, divulgando ieri le risposte, l’Irpet.

Quanto pesano le imprese cinesi nell’economia pratese? E qual è il sistema di relazioni esistente con la dimensione locale e con quella transnazionale del paese d’origine? Sono queste le domande a cui cerca di rispondere appunto il Rapporto Irpet 2015 per l’Osservatorio economico della Provincia, che concentra l’attenzione sul sistema di produzione e sulle complesse relazioni economiche che legano le comunità.

Nel 2014 lo stesso istituto, analizzando quasi 5.000 aziende cinesi del distretto pratese, aveva elaborato dati sulla produzione e sul valore aggiunto che rappresenta. Oggi la nuova ricerca, dal titolo “Relazioni locali e transnazionali delle imprese cinesi di Prato e loro contributo all’economia della Provincia”, ci dice che il contributo al Pil provinciale dato dalla comunità cinese ammonta a 705 milioni di euro, cioè l’11% del totale, mentre gli investimenti valgono l’8%, le esportazioni incidono per il 33% e i consumi delle famiglie cinesi raggiungono i 172 milioni di euro, il 5% di quelli totali. Insomma, se non vi fosse la comunità cinese il Pil della provincia sarebbe più basso del 22%. Il rapporto si basa su stime elaborate dallo stesso Irpet sulla base di dati Istat, della Camera di Commecio di Prato, Regione Toscana, Comune di Prato ed altri contributi che si riferiscono prevalentemente agli anni fra 2010 e 2012.
Da qui parte la ricerca, che è stata presentata venerdì mattina a palazzo Buonamici con la partecipazione dell’assessore regionale Gianfranco Simoncini e del presidente della Provincia Matteo Biffoni.

«Il rapporto ci racconta un pezzo di storia e lancia la sfida su quale futuro vgliamo costruire per il distretto pratese. Il nostro compito sarà di essere duri con chi non rispetta le regole, perché la legalità è la priorità assoluta del percorso di integrazione, ma anche quello di essere al fianco di chi progetta, condivide, integra e si assume la responsabilità del percorso di emersione», ha detto il presidente Biffoni.
«Prato è un motore dell’economia toscana, lo ha dimostrato con la capacità di reazione alla crisi che l’ha colpita – ha sottolienato Simoncini – In questo distretto le imprese cinesi sono una leva importante per lo sviluppo della penetrazione del made in Italy nell’economia globale e in quell’enorme mercato che è la Cina. L’integrazione è una scommessa da vincere per fare sistema e reggere la competizione internazionale».
I tempi e i modi, che talvolta lasciano perplessi e in altri casi suscitano ire poco giustificate? «L’integrazione è un processo graduale che richiede tempo e pazienza, ma la strada della legalità è imprescindibile – ha aggiunto il Console generale della Repubblica Popolare Cinese in Firenze Wang Fuguo – In questi anni abbiamo fatto un buon lavoro con la Cna e sosteniamo senza riserve il Progetto Prato per la sua concezione innovativa che mette l’integrazione al centro di uno sviluppo positivo per tutti».

Accendendo i riflettori sul sistema delle relazioni che caratterizza l’imprenditoria cinese, approfondisce la conoscenza dell’organizzazione interna ed esterna delle imprese cinesi di Prato anche attraverso alcune interviste ad un gruppo di imprenditori, prevalentemente ma non esclusivamente del pronto-moda. L’analisi comprende anche la dinamica di sviluppo sperimentata dal cluster dell’abbigliamento a Wenzhou e i riflessi che questo ha avuto sullo sviluppo del pronto moda cinese a Prato. Con lo strumento delle matrici di contabilità si approfondisce anche la ripartizione per etnia del contributo economico al distretto pratese.