Blu e Clet Abraham vanno tutelati, Silvia La Vita porta i due artisti in Consiglio comunale

Premio letterario Raccontami una storia

Udite udite. C’è una proposta seria, seria e carina, all’ordine del giorno, riunione convocata giovedì 10 alle 15, del Consiglio comunale di Prato. Riconoscere, in pratica, le opere di Blu e di Clet Abraham come arte da tutelare e come doni alla città. Conosciuto e apprezzato, pure da parte della critica ufficiale, Blu ha realizzato diversi interventi a Prato. L’ha avanzata, sotto forma di due interrogazioni, la portavoce dell’M5S, Silvia La Vita (nella foto in alto). Che fine hanno fatto le opere dell’uno e che fine faranno quelle dell’altro?
Quel che è bello, che toglie grigiore al cemento o conferisce simpatia a prescrizioni e divieti, è un bene, insomma. E va tutelato.

Un particolare dell'opera di Blu al sottopasso di viale Galilei
Un particolare dell’opera di Blu al sottopasso di viale Galilei

Blu è italiano. Non vuol rivelare il suo nome, benché in diversi lo sappiano, e ha tenuto mostre in Italia e in tutto il mondo, prodotto pubblicazioni, video, disegnato su pareti, anche gigantesche, dalla Spagna al Sud America, da Londra alla Palestina. A Prato, il lavoro più noto – riportiamo qualche foto – sta via via scomparendo. È in fondo a viale Galilei, al sottopasso ferroviario, dove si legge, in una sorta d’andata e ritorno, un’evoluzione che dalle prime forme di vita arriva all’uomo, attraverso dinosauri e altre specie animali. E al contrario, attraverso i comportamenti umani, la guerra, le armi, si torna al punto di partenza. Chiamatelo graffito, murale o, al limite, serie di graffiti. Un fumetto, una storia, per altro la nostra, raccontata su consueti e brutti (altrimenti) muri cittadini.

Clet Abraham è l’artista dei cartelli stradali. Bretone, è intervenuto in tantissime città e buona parte d’Europa ed è attivo in Italia dai primi anni Novanta. Sì, proprio lui, che vive a Firenze, e che con un colpo di genio ha saputo stupire trasformando in scene, quotidiane o pesanti, dure (e per molti versi più quotidiane che mai) i segnali stradali. Ironia, tocco d’arte, immaginazione, tanto essenziale quanto curata, che sa sedersi su vincoli e convenzioni d’ogni giorno, dimostrando che altre convenzioni sono alla base di ben altri vincoli. E così, per rimanere sul semplice, un divieto d’accesso si trasforma in una barra, una croce da portare per forza e senza scampo. Cambia il significato, rimane il segnale, d’obbligo o divieto che sia. Forza e leggerezza, insomma. Basta guardare, come per Blu, alle immagini in basso, nella piccola galleria fotografica.

In croce (l'attuale foto del profilo Fb di Clet Abraham)
In croce (l’attuale foto del profilo Fb di Clet Abraham)

Silvia La Vita guadagna così la terza o quarta stella, non male per una pentastellata alla prima esperienza nell’aula dei politici. Prima stella, quella polemica sugli shorts che, in tutta franchezza, non aveva ragione d’essere. C’è modo e modo di rispettare le istituzioni. E c’è pure modo, diverso certo da un paio di pantaloni, per metterle a nudo. Esser stata richiamata per il nulla, altrimenti detto abbigliamento estivo, le vale la prima stella. Di simpatia, quanto meno.
La seconda l’ha riscossa ponendo, altra interrogazione per il Consiglio comunale a venire, la domanda sui parcheggiatori abusivi. Paese Sera, sul caso, si è trovato d’accordo con l’intervento del vicesindaco Simone Faggi. E d’accordo con lui rimane. Solo che una stella va a Silvia La Vita. Ha aperto la discussione. Mica poco.

Terza e quarta, per le interrogazioni che verranno discusse, si spera, riguardo ai due artisti.
In pratica, spiega la promotrice, «l’interrogazione su Clet è per sapere dove sono finiti e se si possono recuperare alcuni sui cartelli che sono stati rimossi a seguito di cambi di circolazione nel centro storico». Semplice semplice. Bastava pensarci, però.
La seconda è, in realtà, «una mozione su Blu che chiede all’amministrazione di intervenire per restaurare la sua opera “A very long story” nel sottopassaggio della ferrovia in viale Galilei – spiega ancora Silvia La Vita – adiacente Passerella, che è comlpetamente annerita da smog e umidità, e in generale per tutelare, valorizzare e sponsorizzare le sue opere presenti in città».

Ecco. Dieci e lode a Silvia La Vita e al Movimento 5 Stelle. Specie in un momento di crisi e di situazioni che si rigirano su se stesse, i doni che Prato ha ricevuto valgono doppio. Una città più “simpatica” e con qualche idea espressa su muri e cartelli, possa pure sembrare un gran bel fumetto, si rende di per sé più vivibile. E dice, in qualche modo, di voler guardare avanti con quanto di recente e contemporaneo non è costato né costa quanto certe istituzioni culturali, in altri casi e talvolta per interesse e fruizione di pochi; istituzioni importanti ma dure a cambiare o nei modi o nel tipo d’uomini al timone.
E i pentastellati, in questo caso? Vicini alla gente? In questo caso, diremmo, vicini alla sensibilità, immediata, delle persone. Che è altro ed è di più.

Fabio Barni

Le foto relative a Blu sono di Fabio Barni, quelle di Clet Abraham, di autori vari, sono tratte da suo profilo Facebook

PER SAPERNE DI PIÚ
> Clet Abraham su Wikipedia
> Blu su Wikipedia
> Il sito ufficiale di Blu