Dom 14 Novembre 2021

Breath Ghosts Blind: l’umanità dispersa di Cattelan fra piccioni imbalsamati e monoliti

C’era attesa per la mostra di Maurizio Cattelan, Breath Ghosts Blind, all’Hangar Bicocca di Milano. Lo testimoniano le centinaia di persone che si sono messe in fila, ieri, per visitarla nel primo giorno d’apertura.

Tre le opere dell’artista, ormai ai suoi sessant’anni dopo una carriera iniziata negli anni Novanta e che qui si lascia alle spalle i toni fortemente provocatori per invitare al raccoglimento presso le tre installazioni.

Breath, in un marmo di Carrara che richiama tre secoli di grandi scultori, da Michelangelo a Bernini fino a Canova, inaugura la serie e raffigura un uomo dormiente, a formare quasi un involucro con un cane che gli è accucciato accanto. Sonno, morte, emarginazione, autoritratto dell’artista, rapporto uomo-cane, il respiro che li unisce, il cane come psicopompo, ovvero guida di defunti nel corpo o nell’anima stessa, sono i temi con i quali il visitatore si deve confrontare.

Segue una vasta navata popolata dalle migliaia di piccioni imbalsamati, Ghosts, che scrutano un visitatore atomizzato, appollaiati alle pareti e ai tralicci, salutandolo in realtà già all’ingresso dello spazio espositivo. È un tema, questo, già utilizzato dall’artista nelle Biennali di Venezia del 1997 e del 2011. Soggetti polisimbolici che portano lo spazio esterno e quello interno, ricordando il passaggio, il messaggio, la testimonianza, la folla, gli uccelli di Hitchcock (e magari quelli di Battiato) e i soggetti che hanno già solcato quello spazio.

L’inquietudine di Ghosts è propedeutica alla sospensione e soggezione del monolite di Blind, ospitato nel luminoso cubo, contrapposto alla voluta oscurità dello spazio precedente. L’altissimo parallelepipedo, non meno inquietante di quello di Kubrick, è attraversato dalla sagoma di un aereo che richiama senza troppi sforzi l’11 settembre 2001.

Se Breath alludeva ai margini tra umano e animale, forse Blind guarda a un fallimento dell’umano, il cui traboccante orgoglio va a dissolversi, magari riallacciandosi sempre al monolite di Kubrick quale misterioso e inquietante faro apportatore di civiltà, autore della cesura tra natura e cultura.

Esiste una via di ritorno in questo percorso che appare rettilineo? Forse tornando indietro a respirare uomo e cane nella loro candida luce marmorea.

La mostra prosegue fino al 20 febbraio 2022, e bisognerà trovare un’occasione per visitarla.

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