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Due premesse. Matteo Salvini è intelligente e scaltro, non è insomma un’idiota, ma non ha nessun merito, per chi tale lo ritiene, nel calo degli sbarchi sulle coste dell’Italia meridionale. La causa, che per inciso ci costa, si chiama Minniti-Orlando (Pd) e costringe decine di migliaia di persone a rimaner prigioniere in Libia, in posti dove tortura e sturpro, per far due soli esempi, sono all’ordine del giorno. E dove ci sono guerra civile, terrorismo, violenze quotidiane, criminalità e via di seguito.  L’alternativa è morir affogati.
Come dire che una sinistra a corto d’idee, sparpagliata fra governo, scissioni e opposizione, s’è data la zappa sui piedi andando, forse, anche contro il diritto internazionale.

Seconda premessa, leggi e decreti si si rispettano ma si criticano pure, anche con parole forti. E se nel decreto sicurezza, per quel che riguarda i cittadini italiani, c’è poco o niente da rispettare, per quel che riguarda i migranti e il loro impatto sulla società italiana – stante la riduzione dei diritti, l’aumento inevitabile di “clandestini” l’impossibilità di dar luogo a grandissima parte dei rimpartri – la soluzione appare controproducente ovvero idiota.
Nulla di buono c’è da aspettarsi, visto e considerato che il provvedimento non contiene misure serie e di carattere soprattutto sociale per contrastare, ancora per esempio, l’isolamento e la violenza delle gang latine a Genova o a Milano né le vessazioni sugli operai – con aumento di personale specializzato – o il crimine economico di una minima parte, sia chiaro, dei cinesi di Prato. Chi dicesse, poi, che i clandestini spacciano, potrebbe riflettere sull’ormai banale nodo di sempre. Italiani e stranieri spaccerebbero ancora se inseriti dignitosamente nella società, senza l’etichetta di clandestini, e di fronte a una vendita e uso legale degli stupefacenti? Ai lettori la risposta.
Come si finisce nelle mani dei caporali per raccoglier pomodori o portar cariole di cemento, si finisce in quelle di chi traffica in droga o sfrutta, in un modo o nell’altro, le persone.

Così abbozzato il tema è appunto banale. Ma vero. E la sinistra (o centrosinistra) non l’ha mai affrontato per mancanza di coraggio, necessità singole di pararsi il culo ed errati calcoli elettorali. Lo affronta Salvini, per gli stessi motivi, con poco sforzo di governo e maggiori risultati: individuare un nemico in tempi di smarrimento e dar conto di combatterlo, al di là degli esiti, fa gioco. Specie se da un partito come la Lega, dal quale prima ti aspettavi una buona amministrazione locale, non ti aspetti altro.

Eppure, a guardarci bene, con due o tre mosse, resterebbero soltanto i furti di biciclette. E anche quelli andrebbero, ne siamo convinti, a diminuire.

Al contrario, con più persone costrette a vivere in clandestinità e senza diritti, certi reati aumenterebbero. Lo faranno, al di là di denunce e statistiche delle quali ci sarà poco da fidarsi se il governo vorrà, come da qualche avvisaglia parrebbe, controllare e imbavagliare un po’ tutto. Il rimedio, il decreto sicurezza, sarà peggio del male che, anche prima di questo esecutivo, non si è mai voluto curare. Un male che sta sulle spalle degli stessi migranti, si chiamino rifugiati, extracomunitari in genere, comunitari dell’est o richiedenti asilo. E che sta pure su quelle di italiani che crisi e mancanza di coraggio della sinistra hanno posto ai margini in quest’epoca – altro che crisi – di profonde e traumatiche trasformazioni.

Per dirla con parole altrui e poco sospettabili – quelle degli operatori dell’accoglienza Val d’Aosta! – il ridimensionamento drastico delle misure atte a favorire l’integrazione previsto dal nuovo decreto ai danni dei richiedenti asilo e le nuove restrizioni previste per il sistema Sprar rischiano di smantellare quanto faticosamente costruito, generando così solo marginalità ed esclusione, terreni fertili per situazioni di devianza e microcriminalità che certamente non contribuiscono a creare una società più sicura.

Aggiungete i controlli ai pullman di manifestanti diretti a Roma, come la si pensi, che già usavano ai tempi di Marco Minniti al Viminale. Metteteci pure gli attacchi alla stampa – non ce n’è di buona o cattiva ma di differente – o la mancanza di misure serie per sostenere individui e famiglie, e il gioco è fatto. Se, ancora per inciso, bisognava litigare con l’Ue, si poteva fare per qualcosa di più incisivo che non per quella ridicolizzazione del reddito di cittadinanza cui stiamo andando incontro.

Vedete: la sicurezza si costruisce nella libertà, con pieni diritti civili e laddove si pensi ancora, non gusta assolutamente, che la giustizia sociale è qualcosa d’importante. Poco conta che diritti e giustizia sociale, nella storia politica di un Paese come il nostro, si siano sempre legati male.

A giudizio di molti esperti, e anche nostro che esperti non siamo, il decreto sicurezza otterrà due risultati: ledere diritti fondamentali delle persone, come se finora non fossero stati lesi, e aumentare l’insicurezza. Meno liberà, perché a estendere un principio dagli stranieri ad altre categorie si fa in fretta, e maggiore insicurezza. Fosse proprio così, la risposta sarebbe idiota.

Da un recentissimo sondaggio di Tecné, per quanto poco crediamo ai sondaggi, la Lega avrebbe perso 1,8 punti percentuali di consenso rispetto a fine settembre e l’M5s il 2,6. Speriamo che sia di buon auspicio. Peccato però, che di fuori ci sia il vuoto.