Il 25 luglio 1943 il Gran consiglio del fascismo approva l’ordine del giorno Grandi, che depone da capo dell’esercito Mussolini, restituendo quel ruolo al re, il quale nomina primo ministro al posto di Mussolini il generale Pietro Badoglio. Questo evento segna la caduta del regime fascista.

Nel luglio del 1943 la popolarità del regime fascista in generale e di Mussolini in particolare era molto diminuita rispetto a solo pochi anni prima. Le disfatte militari in Russia, in Grecia, in Nord Africa e più di recente l’invasione alleata della Sicilia avevano notevolmente indebolito il supporto di cui Mussolini godeva sia tra la popolazione che tra elementi della classe dirigente del partito e dell’esercito, oltre che nella corte del re Vittorio Emanuele III. In questo clima così si avviò quella catena di intrighi politici guidata dal gerarca fascista Dino Grandi e sostenuta dal re, che portarono all’ordine del giorno del 25 luglio.

Il 25 luglio poco dopo mezzanotte i 28 componenti del Gran Consiglio furono chiamati a votare per appello nominale. La votazione sull’ordine del giorno Grandi si concluse con: 19 voti a favore (Dino Grandi, Giuseppe Bottai, Luigi Federzoni, Galeazzo Ciano, Cesare Maria De Vecchi, Alfredo De Marsico, Umberto Albini, Giacomo Acerbo, Dino Alfieri, Giovanni Marinelli, Carluccio Pareschi, Emilio De Bono, Edmondo Rossoni, Giuseppe Bastianini, Annio Bignardi, Alberto de’ Stefani, Luciano Gottardi, Giovanni Balella e Tullio Cianetti, che il giorno dopo scrisse a Mussolini ritrattando il suo voto); 7 voti contrari (Carlo Scorza, Segretario del PNF, Guido Buffarini-Guidi, Enzo Emilio Galbiati, comandante della milizia, Carlo Alberto Biggini, Gaetano Polverelli, Ministro della Cultura popolare, Antonino Tringali Casanova, Presidente del Tribunale speciale, Ettore Frattari, Confederazione dei datori di lavoro dell’Agricoltura); un astenuto (Giacomo Suardo); Dopo l’approvazione dell’O.d.G. Grandi, Mussolini ritenne inutile porre in votazione le altre mozioni e tolse la seduta. Alle 2:40 del 25 luglio i presenti lasciarono la sala.

L’indomani mattina, Mussolini si recò a Villa Savoia, residenza reale all’interno del grande parco che oggi è Villa Ada (all’epoca residenza privata del sovrano), per un colloquio con il re, che aveva fatto sapere che lo avrebbe ricevuto alle 17; vi si recò accompagnato dal segretario De Cesare, con sotto braccio una cartella che conteneva l’ordine del giorno Grandi, varie carte e la legge di istituzione del Gran Consiglio, secondo cui l’organismo aveva solo carattere consultivo. Il colloquio durò venti minuti: il re comunicò a Mussolini la sua sostituzione da capo del governo con il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio; poi lo fece arrestare all’uscita di Villa Savoia, con la motivazione di aver portato il popolo italiano nella Seconda guerra mondiale, di essersi alleato con la Germania nazista e di essere responsabile della disfatta nell’invasione della Russia.

Per tutta la giornata del 25 luglio venne mantenuto uno strettissimo riserbo su quanto accaduto; solo alle 22:45 fu data la notizia della sostituzione del capo del governo. La radio interruppe le trasmissioni per diffondere il seguente comunicato: «Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato di Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini, ed ha nominato Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato, il Cavaliere, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio.»

Nei giorni seguenti il nuovo esecutivo iniziò a prendere contatti con gli alleati per trattare la resa. Poche settimane dopo, il 3 settembre, il governo Badoglio firmò con gli Alleati l’armistizio di Cassibile, che venne reso noto l’8 settembre 1943 dallo stesso Badoglio.

Per quanto riguarda Mussolini, fu trasferito nell’albergo di Campo Imperatore sul Gran Sasso (L’Aquila) e fu lì che fu liberato da un commando nazista trasportato in aliante.

Mussolini pensava di fuggire in auto per poi andare alla Rocca delle Caminate; invece arrivò a prelevarlo un piccolo aereo biposto che lo portò all’aeroporto di Campo di Mare. Il velivolo ripartì subito diretto a Vienna, dove Mussolini si ricongiunse alla sua famiglia.
Poi incontrò Hitler alla Tana del Lupo a Rastenburg, dove i due si misero d’accordo per far rinascere il fascismo nell’Italia occupata dai tedeschi. Il 23 settembre si costituì così la Repubblica Sociale Italiana, detta Repubblica di Salò dal nome della cittadina sul lago di Garda dove avevano sede gran parte dei ministeri. La caduta della Repubblica Sociale Italiana avvenne appena due anni dopo, con la la resa di Caserta del 29 aprile 1945, entrata in vigore il 2 maggio. Fu una resa incondizionata, congiunta a quella dei Comandi tedeschi operanti sul territorio italiano, che impose alle Forze Armate repubblicane la consegna delle armi, oltre il passaggio in prigionia a discrezione dei vincitori della «campagna d’Italia» (anche se alcuni reparti in Venezia Giulia e Piemonte si arrenderanno solo ai primi di maggio del 1945).