Carcerato in carcere

Rispettare la capienza regolamentare, intervenire con delle migliorie minime, rilanciare il polo universitario e la sezione scolastica. Sono questi i suggerimenti principali avanzati da Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti della Toscana, per ristabilire un buon clima di vivibilità all’interno del carcere di San Gimignano, di recente al centro delle cronache per una vicenda di presunte torture ai danni di alcuni carcerati sulla quale sta indagando la procura di Siena. Corleone ha avanzato queste proposte al termine di una visita all’interno della struttura carceraria, nella quale è stato accompagnato dalla garante dei detenuti di San Gimignano, Sofia Ciuffoletti. Nel corso della visita Corleone ha avuto un colloquio con il direttore del carcere e con il comandante degli agenti di polizia penitenziaria, entrambi in servizio da pochi mesi nella struttura, e con il responsabile dell’area educativa.

«Al centro dei colloqui – ha dichiarato Corleone – ci sono stati i temi che ritengo necessari per rendere più dignitosa la permanenza in carcere dei detenuti e le condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria».

Il garante regionale ha osservato che il carcere di San Gimignano, trovandosi in aperta campagna, presenta difficoltà per i trasporti, il regolare approvvigionamento idrico e le comunicazioni telefoniche. «Queste difficoltà vanno rimosse – ha detto, – per superare i problemi di gestione della struttura e per riaffermare in toto i principi costituzionali del rispetto dei diritti umani e della dignità della persona. Dobbiamo cioè garantire che i detenuti trovino le condizioni per un percorso di possibilità per un loro reinserimento sociale al termine del periodo di pena e che gli agenti penitenziari possano svolgere un lavoro efficace e non alienante, visto che in passato, in questa struttura, ci sono stati casi di agenti che si sono tolti la vita».

Oggi nel carcere di San Gimignano sono presenti 358 detenuti (128 qualificati di media sicurezza, per reati connessi, per la gran parte, a spaccio e consumo di droga, e gli altri 230 qualificati di alta sicurezza). L’amministrazione penitenziaria ha avanzato l’ipotesi di eliminare la presenza di carcerati qualificati di media sicurezza e di prevedere la presenza solo di detenuti qualificati di alta sicurezza.
Il garante della Toscana ritiene importante potenziare il polo universitario, che attualmente interessa 30 detenuti. «Questa – spiega – è una delle sezioni in cui togliere la doppia branda dalle celle e dove prevedere la creazioni di spazi da dedicare a biblioteca e stanze per lo studio, dotate di computer e utilizzabili per ospitare i tutor e i professori per i momenti di lezioni e per gli esami». Serve anche creare un’apposita sezione scolastica attrezzata, ha aggiunto ancora Corleone, anche per i detenuti iscritti all’Istituto alberghiero Ricasoli.

Corleone ha spiegato che con il direttore del carcere è stato concordato di applicare il regolamento per la parte che riguarda la presenza di refettori o mense, «così da rendere conviviale il momento del consumo dei pasti”, e di eliminare i pesanti sgabelli di legno, scomodi e in passato usati come arma per offendere, con “sedie in plastica, leggere e ignifughe, che permettano di riposare anche la schiena».

Interventi necessari sono stati individuati anche per la sistemazione dei bagni delle celle, che sono privi di doccia e acqua calda.

I detenuti hanno sollecitato al garante anche la possibilità di poter accedere a più canali televisivi, anche per rispondere al bisogno dei detenuti stranieri di poter fruire della televisione. «C’è una soluzione in corso e speriamo di risolvere il problema in tempi brevi», dice il garante.

Dopo l’incontro con gli agenti, Corleone ritiene importante «garantire un’abitazione a chi lavora all’interno del carcere, affinché non sia costretto a dormire in caserma – spiega Corleone – All’amministrazione penitenziaria Chiedo che si riconosca al direttore del carcere, che è formalmente il direttore di Arezzo e qui viene per quattro volte a settimana, una soluzione di vita consona per il lavoro straordinario che fa, sacrificando la famiglia che è residente a Lecce».

Corleone, infine, ricorda l’appuntamento del 22 ottobre prossimo in Consiglio regionale per la presentazione di uno studio sulla correlazione droga e carcere. «Regolamentare la questione detentiva in relazione ai reati di droga – conclude – ci aiuterebbe forse a risolvere il problema del sovraffollamento nel carcere di San Gimignano e in altre strutture detentive della regione e del Paese».