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Se il piano Marshall, noto anche come ERP (European Recovery Program), avesse avuto questa classe politica ad attuarlo penso che oggi staremmo ancora a spostare le macerie e non avremmo visto il boom economico degli anni 60 che ad esso fece seguito.

L’azione del governo al momento è rallentata a causa di litigi sulle singole voci di una legge di bilancio che vale 23 miliardi.

23 miliardi a fronte dei 335» del Recovery Plan, di questi 335 miliardi si deve decidere cosa farne, e come farli fruttare al meglio, di qui al 2023, quando le politiche straordinariamente espansive della Bce caleranno e tornerà in vigore, per quanto riformato, il Patto di stabilità e crescita.

Di fronte a questi politici,somiglianti più ai polli di manzoniana memoria che non a persone che dovrebbero governare una nazione tra le più industrializzate,vedere le recriminazioni che si fanno sulla legge di bilancio e che mostrano come non sia stata compresa qual è la vera sfida che l’Italia rischia di perdere, fa cascare le braccia.

Lo scontro tra governo e sindacati sul dopo quota 100, con le sigle sindacali che minacciano lo sciopero,fa cascare le braccia,non si litiga sul costo del lavoro,non si litiga sull’occupazione che non c’è, non si litiga su sani investimenti,non si litiga su come arginare l’evasione e l’elusione,non si litiga neanche sui morti sul lavoro,ma… si casca sul ricatto delle organizzazioni dei pensionati che da qualche decennio dettano la linea politica delle organizzazioni sindacali.

Mai come oggi, dal dopoguerra con due crisi,la prima economica,la seconda pandemica servirebbe stare sui numeri,e non dare i numeri, stare sulla concretezza,se dalla crisi del 2008 uscimmo bastonati con una perdita di ricchezza,ore lavorate e posti di lavoro saltati ad oggi la crisi pandemica ha visto perdere in Italia il 13,5% delle ore lavorate e a livello mondiale saltare 255 milioni di posti di lavoro.

Gli ospiti,esimi colleghi del sindacato di che si preoccupano,fino a minacciare sciopero’ di come si esce dal lavoro con retta parallela per tutti,senza tenere in conto delle diversità del ruolo lavorativo e se ne fottono di chi guarda il lavoro fisso come un miraggio irraggiungibile.

Il Pnrr vale nel complesso 205 miliardi, più altri 30 di fondo complementare, poi ce ne sono altri 100 che derivano dal bilancio europeo, di questi 335 miliardi si deve decidere cosa farne, e come farli fruttare al meglio, di qui al 2023, quando le politiche straordinariamente espansive della Bce caleranno e tornerà in vigore, per quanto riformato, il Patto di stabilità e crescita.

Personalmente, intorno a questi stanziamenti, mi aspetterei uno scontro aspro, un fermento continuo di proposte,che rilancino l’economia,la sanità,la scuola,la ricerca,il buon lavoro e soprattutto l’occupazione, invece, l’azione di governo, al momento,è rallentata a causa di litigi sulle singole voci di una legge di bilancio che vale 23 miliardi, 23 miliardi a fronte dei 335.

Una classe dirigente; politica, sindacale e imprenditoriale che non ha compreso la profondità della sfida che ci attende, che ha scelto liberamente di coinvolgere una persona quale Draghi che ha prestigio e autorevolezza in Europa, non può continuare a litigare ne può usare alibi per sfuggire alle proprie responsabilità. Occorre mantenere impegnati e date.

Si Parli di pubblica amministrazione, di concorrenza, di politiche attive del lavoro, di formazione, la si smetta di arroccarsi a difendere rendite di posizioni che niente danno alla società è la volta buona a distanza di circa ottant’anni di essere interpreti di dinamiche impetuose, di cambiamenti travolgenti che si accompagnino al Recovery Plan.

Mettersi a difendere le misure del passato, sventolare le proprie bandierine identitarie non fa onore a nessuno, spero di non dover dire “Solo una rivoluzione ci salverà”.

Alfredo Magnifico