Giacomo Martelli

Costretto a casa, chi è più anziano e chi non può permettersi un computer, o non sa usarlo, è costretto a rinunciare anche ai pochi aiuti ai quali ha diritto. Lo dicono i numeri delle Acli toscane. Acli che chiedono la riapertura dei Caf come servizio essenziale e pongono di fatto l’accento su un punto: uscire per far valere un diritto elementare è un ben giustificato motivo.
Le restrizioni alla mobilità e la scarsa dimestichezza con gli strumenti digitali di molti cittadini anziani, stranieri e in situazioni di fragilità si stanno però trasformando in una lesione ai diritti di migliaia di persone che non riescono ad accedere agli strumenti di sostegno disposti dal Governo in seguito all’epidemia di coronavirus. 

Il presidente delle Acli della Toscana, Giacomo Martelli, ribadisce che serve un intervento immediato per consentire al popolo dell’Isee – la cui fragilità economica e sociale è profondamente aggravata dall’emergenza sanitaria -di recarsi ai patronati per presentare le pratiche di richiesta dei sussidi: «I numeri parlano chiaro – dice Martelli – I nostri sportelli, che sono circa 100 in Toscana, nei mesi di marzo e aprile del 2019 hanno lavorato 8.691 pratiche, 4.248 delle quali presentate da cittadini con Isee inferiore a 9.360 euro. Quest’anno nello stesso periodo le pratiche ricevute dai nostri centri sono state complessivamente 2.581, soltanto 1.042 delle quali riferite a persone con Isee inferiore a 9.360 euro: è un crollo del 75,5%. Queste categorie di cittadini si rivolgono alle nostre strutture principalmente per pratiche di accesso agli strumenti di sostegno al reddito. È difficile pensare che i cittadini più bisognosi siano diventati improvvisamente ricchi con il Covid-19. È invece evidente che migliaia di persone stanno rinunciando a inoltrare le domande di accesso agli strumenti di sostegno perché non riescono a venire nelle nostre sedi».

«Chiediamo con forza al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, di farsi portavoce presso il Governo della necessità di garantire gli spostamenti delle persone per raggiungere gli sportelli di Caf e patronati oppure di intervenire con una propria ordinanza: non è accettabile che fra le conseguenze della pandemia ci sia l’azzeramento dei diritti sociali ed economici di cittadini per i quali la pandemia sta aggravando situazioni già molto pesanti», conclude Martelli.