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La beveva di rado ma, quando lo faceva, il risultato era un boato secco che saliva con violenza dallo stomaco e terminava ogni volta con un:”Aaah! Cocca cola!” con due “c” o, se preferite, quattro. Era così il “Mosca”, al secolo Paride R.: poco elegante nei suoi modi di fare, per non dire rozzo o maleducato. E del resto quel soprannome la diceva lunga. “Sei noioso come una mosca!” gli aveva detto qualcuno un giorno e da allora quel nomignolo gli era rimasto addosso come la grossa voglia di caffè sotto il naso che cercava di nascondere con i baffi. Fisicamente era un merlo: le gambe corte e magre sostenevano un busto “piazzato” che terminava con due braccia che avrebbero fatto invidia ad un sollevatore di pesi. Per farlo arrabbiare bisognava mettercela tutta ma, se ci si riusciva, era bene dileguarsi velocemente. Una volta il “Gigi” dopo un’ora buona che gli rompeva le scatole, aveva calato il jolly facendo un apprezzamento poco elegante nei confronti della sua ragazza. Nessuno ricordava le parole precise, era rimasta bene in mente, però, la reazione del Mosca: “Scendi dalla macchina!” aveva urlato al Gigi mentre questo cercava di diventare invisibile dietro il cruscotto della sua punto bianca. Risultato: il parabrezza rotto, lo sportello quasi divelto dal resto della vettura e due occhi neri. Roba da galera ma, si sa, in periferia la gente tende a rimuovere con facilità e così, dopo il primo giro di “Hai saputo?”, la faccenda era subito caduta nel dimenticatoio. Il giorno successivo li avevano visti ridere insieme davanti a due piatti di pasta da “Nonna Lia” e poi erano partiti con le canne da pesca verso il torrente.

Pietropaolo Pighini

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