La lista dei magistrati romanzieri italiani continua ad accrescersi con nomi di rilievo. Dopo Gianrico Carofiglio, ormai passato in via definitiva alla carriera di scrittore, Giancarlo De Cataldo, giudice in corte d’assise, Francesco Caringella, ora presidente di sezione al Consiglio di Stato, è arrivato Francesco Bartolini, magistrato cassazionista piemontese.

Un uomo che ama scrivere, dai testi normativi alle sentenze, e che è arrivato al legal thriller con Sangue nel parco, per poi pubblicare in questo giorni il suo secondo romanzo, Due per un delitto, edito da La Tribuna, casa editrice specializzata in pubblicazioni giuridiche.
Protagonista ancora una volta il procuratore Luca Fabiani, che si trova davanti a un caso di presunto suicidio di un finanziere torinese. In un’ indagine basata più sull’induzione che sulle moderne tecnologie investigative, Fabiani arriva a comprendere che nessuno dei due sospetti che si accusano a vicenda è il colpevole, e a scoperchiare storie di sentimenti pericolosi e travolgenti.
Non diciamo di più per non togliere il piacere della lettura di questo libro, che segue l’iter investigativo in modo molto realistico, dalla raccolta degli indizi sulla scena del delitto, alla routine investigativa. Fabiani è personaggio a tutto tondo, abile nelle indagini quanto incerto e vulnerabile nella vita affettiva.
Umano, molto umano, insieme al cane Globo. Lo scopo dell’autore non pare tanto quello di scrivere una storia ad effetti speciali, anche se la soluzione del thriller è sorprendente, quanto di gettare uno sguardo etico e morale sul delitto e la giustizia, arrivando a dire qualcosa che lo spettatore curioso di una puntata di “Un giorno in pretura” potrà cogliere, se ha la pazienza di seguire tediosissimi dibattiti in Tribunale: vale a dire che la verità processuale è solo una delle verità possibili, e spesso nemmeno tanto certa. Mentre la visione del colpevole segue un’etica schakespeariana: chi ha commesso un delitto lo ha fatto per riparare un vuoto che non si colmerà mai.