Con i salari bassi, l’inflazione fa paura

L’Italia risulta l’unica nazione in cui i salari non solo non sono cresciuti ma addirittura, negli ultimi anni si sono abbassati per cui è tornato lo spettro dell’inflazione, che fa paura perché assente da molti anni dall’orizzonte di economisti, commercianti, consumatori e lavoratori.

Nelle nazioni che hanno subito le crisi peggiori dal 2008 in poi, a impensierire gli addetti ai lavori, più che l’inflazione è stata la deflazione, per tutti, l’aumento dei prezzi spaventa, provoca disagi e suscita incertezza.

Confcommercio lancia l’allarme: in occasione di un Natale, che dopo le zone rosse e le restrizioni dello stesso periodo dell’anno scorso, avrebbe dovuto segnare la ripresa, l’associazione dei commercianti teme che, in caso di un carovita al 3% nell’ultimo quadrimestre del 2021, una riduzione dei consumi di 2,7 miliardi, ovvero del’1%, rispetto alle previsioni, che diventerebbero 5,3 miliardi e l’1,9% in meno, se l’inflazione raggiunge il 4%.

Banca d’Italia e Bce affermano che la fiammata dei prezzi rientrerà nei prossimi mesi, anche se il loro livello rimarrà a valori superiori a quelli che ci eravamo abituati (molto bassi), negli ultimi tempi il costo di beni e servizi è cresciuto pochissimo, questo non significa che il potere d’acquisto degli italiani ne abbia beneficiato, un’inflazione una volta definita modesta, tra il 2% e il 3%, provoca disagi e incertezza.

Confrontando l’andamento di prezzi e salari degli ultimi 10 anni, ci si accorge che solo una parte dei prodotti è cresciuta meno degli stipendi, il costo degli strumenti di comunicazione è crollato del 26% tra il 2010 e il 2019 grazie alla rivoluzione di internet, il costo di cultura e divertimento, è salito solo del 3%, mentre abbigliamento, calzature, arredamento ed elettrodomestici, sono cresciuti di un +11,3% .

Tabacchi, alcolici, energia, e spese per la casa, utenze domestiche, cibo e bevande, consumi importanti per i poveri sono aumentati del 13,3%.

I salari dei consumatori tedeschi sono andati più veloci dei prezzi di tutti i beni e servizi, tranne che di quelli meno indispensabili, ovvero alcolici e tabacchi, ma fortunati loro, gli stipendi sono cresciuti del 25,1% mentre l’energia solo del 9,7%, l’abbigliamento e le calzature dell’8,7%, cibo e bevande del 20,3%.

Le retribuzioni, dei lavoratori del nostro Paese hanno avuto un andamento molto più lento, non solo di quelle tedesche, ma anche di quelle europee e americane, il più 20% in questi due casi contrasta con il +11,3% italiano.

I prodotti alimentari hanno sofferto meno il carovita, mangiare fuori in Italia è diventato meno caro che altrove, ma in proporzione ai salari, per il lavoratore italiano medio uscire a cena è diventato sempre più costoso che per un lavoratore americano o tedesco.

Negli ultimi 10 anni,in Italia, il costo degli spostamenti è cresciuto del 18,4%, mentre è cresciuto del 2,8% negli Stati Uniti e del 12,5% in Germania, il tutto dipende molto dai prezzi dell’energia saliti, tra 2010 e 2019, del 20% in Italia, mentre in Germania meno del 10% e in America dell’1,8%.

In Italia a soffrire maggiormente la stagnazione dei salari non sono stati i più poveri, ma coloro che guadagnano più della media, nel loro caso gli stipendi hanno visto un aumento di poco più del 7% nello stesso periodo.

Chi guadagnava meno, la metà della media, ha visto un incremento vicino al 19%, probabilmente questo, unito al moderato aumento dell’occupazione, ha evitato una crisi sociale.

Le classi medie e alte non hanno sviluppato quella sensazione di benessere che si crea quando si nota che il proprio potere d’acquisto cresce, infatti, che smartphone, musica, film in streaming costino meno è stato dato per scontato, succede dappertutto, ma se la spesa al supermercato, il pieno di benzina, la bolletta dell’elettricità, il canone d’affitto risultano sempre più cari (anche e soprattutto per chi guadagna bene), allora è un’ulteriore segno che l’economia si è fermata, ed è stagnante, mentre altrove prospera.

La pandemia che sta provocando inflazione lascia poco margine di manovra per modificare l’andamento dei prezzi, forse una maggiore concorrenza potrebbe solo fare bene, ma molto dipende dai fattori esterni, quello che può fare la differenza è l’andamento dei salari.

La speranza è che; la ripresa del Pil e una maggiore crescita nei prossimi anni si trasformino in una produttività più alta, e quindi in una crescita degli stipendi a livello europeo, a questo punto, come già avviene in Germania od oltreoceano, un po’ di inflazione in più non farà più paura.

Alfredo Magnifico