Condannato per violenza sessuale, scappato a Taiwan e tradito da Facebook

Figlio di papà che pensava che tutto gli fosse dovuto o che non dovesse mai pagare per le sue azioni. Condannato per #violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e lesioni personali, Juan Testa sconterà ora 6 anni reclusione. L’hanno incastrato i due profili aperti su #Facebook e la lunga, attenta attività della polizia. La fuga dell’uomo si è fermata all’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, di rientro da Taiwan che lo aveva espulso per altri reati commessi nell’isola, dove lo hanno preso in consegna i poliziotti francesi, per poi affidarlo agli investigatori del Servizio centrale operativo della polizia. L’uomo, figlio di un facoltoso medico della provincia di Padova, era stato arrestato dalla squadra mobile della città veneta nel 2010, perché accusato di aver violentato una sua ex dipendente di 22 anni nei primi giorni agosto di quell’anno.

L’arresto odierno, dopo l’evasione dagli arresti domiciliari e la successiva fuga all’estero di Juan Testa, è maturato nell’ambito del progetto Wanted 3 promosso dallo Sco della Polizia di Stato per la cattura dei latitanti ritenuti maggiormente meritevoli di interesse investigativo. Individuato e raggiunto da un mandato di arresto europeo, il latitante stava forse cercando di lasciare la Francia sentendosi scoperto.

La ragazza avvvertì subito, nell’agosto di 10 anni fa, il 113, denunciando di aver subito una violenza sessuale ad opera dell’uomo che, con l’inganno di ritirare querele che i due avevano sporto l’uno contro l’altra, l’aveva invitata a casa. Le indagini svolte allora dalla squadra mobile di Padova avevano permesso di trovare riscontri al racconto della donna e Juan Testa era stato condannato dal Tribunale di Padova alla pena di 6 anni di reclusione, pena che l’uomo non ha ancora scontato essendo evaso dagli arresti domiciliari dove era stato posto in attesa di giudizio.

La mirata e approfondita attività investigativa, condotta dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, dalla squadra mobile di Padova e dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia  ha consentito di rintracciare il ricercato a Taiwan. Le indagini avevano permesso di constatare che il pericoloso latitante, come lo definisce la stessa polizia, si era prima rifugiato in Bishkek, capitale del Kirghizistan, per poi trasferirsi, nel marzo 2013, prima della scadenza del suo passaporto italiano, a Taiwan. Ulteriori informazioni acquisite dalla complessa analisi delle informazioni in possesso degli investigatori italiani aveva inoltre permesso di ipotizzare che il ricercato gestisse nella città di Taoyuan un’attività commerciale dedita all’organizzazione di eventi musicali e al noleggio di attrezzatura professionale per concerti o party privati. Il team investigativo, oltre ai due profili Facebook, aveva individuato e verificato l’utilizzo da parte di Juan Testa delle piattaforme WhatsApp e Line, utilizzate per pubblicizzare la sua attività commerciale.

A seguito dei contatti intercorsi con la polizia italiana, le autorità di Taiwan, hanno rintracciato Juan Testa che, nel frattempo, era stato sottoposto anche in quel paese ad un procedimento penale per alcuni reati. Non potendolo estradare, le autorità taiwanesi lo hanno espulso, imbarcandolo su un volo diretto a Parigi, visto che i voli aerei con l’Italia sono sospesi per Covid 19.