Avrebbero ucciso un coniglio, scaraventandolo contro un muro, perché l’animale era troppo anziano e non poteva più essere utilizzato a fini riproduttivi né a fini alimentari. Lo rivela l’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali.

È successo a Ischia e tre persone sono state rinviate a giudizio, nei giorni scorsi, con citazione diretta della Procura della Repubblica di Napoli. Sono due anziani coniugi che dovranno rispondere di uccisione di animali. Un uomo di 43 anni, sempre in seguito allo stesso episodio, è invece accusato di lesioni personali. L’Enpa si è costituito parte civile.

Il procedimento giudiziario si riferisce a fatti accaduti nell’agosto del 2015 – riferisce l’Ente –  Secondo l’accusa, marito e moglie furono sorpresi da due vicini mentre chiudevano il coniglio in un secchio, per appenderlo a un albero con l’obiettivo di causarne la morte per fame o per asfissia. Due persone, oggi testimoni, intervennero per tentando di salvare l’animale. Si avvicinarono ai due anziani coniugi, prendendo il coniglio e cercando di calmarli.

Marito e moglie anziché calmarsi diedero però in escandescenza. La donna strappò il coniglio dalle mani del vicino, passandolo al marito che lo lanciò con violenza contro un muro, uccidendolo sul colpo.

Nella lite è intervenne anche il 43enne che avrebbe aggredito fisicamente uno dei due vicini, causando ferite guaribili in in tre giorni.

In attesa che il procedimento giudiziario faccia il suo corso – la prossima udienza è fissata a febbraio – l’Ente nazionale protezione animali auspica che non venga applicato l’istituto della particolare tenuità del fatto. Infatti – spiega l’Enpa – si tratta di una delle cause di non punibilità previste dal nostro ordinamento, per effetto della quale i due imputati finirebbero per essere sottratti alla condanna. «A nostro avviso – spiega invece l’avvocato di Enpa, Claudia Ricci – la dinamica dei fatti, in particolare la crudeltà di cui sarebbe stato vittima il povero animale, è inconciliabile con il concetto stesso di tenuità. Se gli imputati dovessero chiedere l’applicazione della clausola di non punibilità, faremo quanto in nostro potere per opporci».