COP28, AZIONE CONTRO LA FAME:

LA CRISI CLIMATICA È UNA CRISI ALIMENTARE E UMANITARIA!

Finanziamenti, agroecologia e accesso all’acqua al centro dell’appello al Governo, sottoscritto da centinaia di cittadini: bit.ly/appello-crisi-clima

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29 novembre 2023. In occasione della Conferenza mondiale sul clima che si terrà dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 a Dubai, Azione contro la Fame chiede alla comunità internazionale di portare avanti finalmente un’azione coerente sul clima e una trasformazione sostenibile del sistema alimentare globale.

“La crisi climatica è anche una crisi umanitaria, perché mette a rischio la vita di persone che già vivono in condizioni estreme. Non possiamo perdere altro tempo – dichiara Simone Garroni, direttore di Azione contro la Fame, e aggiunge – accogliamo con favore le dichiarazioni secondo le quali il Governo italiano è determinato ad assumere un ruolo di primo piano nei negoziati che si apriranno domani a Dubai, dando il proprio sostegno ai Paesi del Sud del mondo. Ci auguriamo che tali dichiarazioni si traducano in azioni concrete ed urgenti, in grado di invertire la rotta di una crisi climatica che per molti ha già assunto le dimensioni di una catastrofe umanitaria”.

L’APPELLO AL GOVERNO

Nelle scorse settimane, in preparazione alla COP28, Azione contro la Fame ha rivolto un appello al Governo italiano, affinché si impegni a promuovere:

  • finanziamenti per il clima accessibili dalle comunità colpite;
  • una transizione verso sistemi agroalimentari sostenibili;
  • l’accesso ad acqua sicura e a servizi igienico sanitari resilienti ai cambiamenti climatici.

In pochi giorni centinaia di cittadini hanno già aderito all’appello, che è possibile firmare qui: bit.ly/appello-crisi-clima.

La crisi climatica colpisce in modo sproporzionato le persone che hanno contribuito meno alle emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento globale. Spesso sono le comunità più povere ad essere maggiormente colpite dagli impatti mortali dei cambiamenti climatici. Le loro richieste di sostegno per salvare le loro vite e i loro mezzi di sussistenza e per adattarsi ai cambiamenti climatici sono rimaste in gran parte inascoltate.

I Paesi del Nord globale, che sono i principali responsabili della crisi climatica, devono essere all’altezza della loro responsabilità storica e mantenere i loro impegni di aiutare le popolazioni più colpite dalla crisi.