Criticati dalla massima parte della comunità scientifica e degli epidemiologi nelle prime fasi della pandemia, gli studiosi americani dell’Ihme prevedono adesso un dicembre mortale, con 30.000 morti al giorno, nel mondo, per il coronavirus. E speriamo che si sbaglino di nuovo, per quanto abbiano già ispirato le linee dell’amministrazione Trump e lavorino all’università di Seattle.

A conti fatti, in anticipo, l’Ihme prevede che i decessi cumulativi entro il 1 gennaio ammonteranno a 2,8 milioni, circa 1,9 milioni in più da oggi fino alla fine dell’anno. «Per l’Italia – che non figura nella top ten delle nazioni che conteranno il maggior numero di vittime totali (in questo caso al primo posto c’è l’India) e per abitanti, come rileva AdnKronos – le attuali proiezioni stimano che i decessi totali potranno arrivare a quota 56.071 entro il 1 gennaio, con poco meno di 500 morti al giorno a dicembre, fortemente contrastabili con l’uso universale di mascherine e il rispetto del distanziamento».

«Queste prime proiezioni mondiali per Paese offrono una previsione scoraggiante e una tabella di marcia sull’andamento dell’epidemia che i leader governativi e gli individui possono seguire”, ha affermato il direttore dell’Ihme, Christopher Murray. “Siamo di fronte alla prospettiva di un dicembre mortale, soprattutto in Europa, Asia centrale e Stati Uniti. Ma la scienza è chiara e le prove inconfutabili: indossare la mascherina, rispettare il distanziamento e limitare gli assembramenti i sociali sono fondamentali per aiutare a prevenire la trasmissione del virus»,

Christopher Murray è un fisico e si occupa di economica della salute. Secondo lui, l’impatto del coronavirus sarà ancora di più devastante, salvo che gli Stati non scelgano sempre la massima tutela della salute, di ognuno e in ogni caso, poiché ogni scelta differente, a cominciare dall’ormai improbabile ricerca dell’immunità di gregge, non sarebbe «etica».

L’Ihme – a onor del vero e non per scadere in chiacchiere complottiste o simili – fu fondato con una larga elargizione della Bill e Melissa Gates Foundation ed ebbe tra i primi membri del suo board l’attuale direttore dell’Oms, di cui la fondazione dei Gates è secondo contributore dopo gli Stati Uniti, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Nei primi anni di attività, va detto, i rapporti fra Ihme e Oms, ma anche tra Ihme e Unicef, furono assai tesi. In particolare, una ricerca multinazionale dell’Ihme sul peso complessivo della malattia nella società e in particolare in chiave economica, nel 2010, fu fortemente criticato per mancanza di trasparenza.

Nessun complotto, certo, ma il sospetto che le grandi scelte sui rimedi da adottare di fronte a una pandemia derivino da alleanze più o meno casuali, in tutta franchezza, viene. Specie a chi si consiglia di studiare o lavorare a casa con certi software, e quasi sempre gli stessi, o di intendere il distanziamento sociale nel senso più restrittivo, o di seguire le regole di governi privi di connotati e maggioranze solidi.