Coronavirus: d’autunno potrebbe tornare

È possibile che con il caldo la trasmissione del virus rallenti ma il Sars-CoV-2 resterà comunque in circolazione. E si teme, per questo, una sua ripresa all’arrivo dell’autunno. Timori espressi da politici ma anche da scienziati, questi, che si stanno ponendo il problema in questi giorni.

«Ci sono scienziati che ci dicono che essendo un virus che ha attinenza con l’influenza c’è il rischio che alla ripresa del virus influenzale in ottobre e novembre ci possa essere anche una ripresa del coronavirus. Quindi bisogna prepararsi», ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, intervistato da Radio Padania. «Noi ci siamo preparati, la nostra risposta finora è stata una risposta alla drammatica emergenza improvvisa. La nostra sanità ha dovuto affrontare uno tsunami, è partito tutto con una violenza mai vista». Alla ‘futura emergenza’ servirà, ad esempio, l’ospedale della Fiera di Milano.
«La nostra sanità non è una delle migliori, è la migliore – rivendica il governatore – Se quello che è successo nella nostra regione fosse successo altrove non so come sarebbe finita. Io mi posso solo dire orgoglioso».

Sotto il profilo strettamente scientifico, Giovanni Rezza, direttore Malattie infettive dell’Istituto superiore della sanità, ha spiegato a La Repubblica che il coronavirus «circolerà finché non si crea un’immunità di gregge, e si spera non avvenga in breve tempo perché significherebbe far morire tantissime persone e stressare in modo inaudito il sistema sanitario, oppure finché non si trova un vaccino. Rischiamo continue reintroduzioni perché persisterà nella popolazione e dobbiamo essere attenti a intercettare eventuali focolai. Forse d’estate si trasmetterà di meno, ma ad autunno ci sarà il rischio che riparta. Ci vuole una strategia».

Di immunità di gregge (o herd immunity all’inglese, visto che ne ha parlato nelle ultime settimane il premier britannico Boris Johnson) si è cominciato a parlare negli anni Trenta, per poi tornarci sopra negli anni Quaranta. Il primo fu Arthur W. Hedrich, immunologo della Johns Hopkins University che scoprì che avendo il 55% della popolazione di Baltimora contratto il morbillo (e risultandone in seguito immune), il resto della popolazione della città, o gregge, aveva più probabilità di non esserne contagiato: al crescere degli immunizzati le nuove infezioni diminuivano drasticamente. Sulla scia di queste scoperte, l’espressione cominciò a circolare negli ambienti medici e immunologici, compresi quelli italiani sulla malaria.

In attesa di un vaccino o di un’immunità di gregge, e sempre che l’estate porti a una tregua, è il caso di prepararsi. Come lo dice ancora Giovanni Rezza su La Repubblica: «se abbattiamo finalmente la trasmissione, poi dobbiamo evitare che tutto riparta. Vanno intercettati i casi grazie ai medici di famiglia e ai dipartimenti di prevenzione delle Asl, e messi subito in quarantena”. Anche la App per il tracciamento è uno strumento “importante. Aiuta a capire dove sono state le persone, così da intercettare contatti a rischio. Si sta lavorando per individuare la soluzione migliore». Se l’epidemia riparte, forse dovremmo chiudere di nuovo tutto. Meglio, per come si può, non farsi trovare impreparati.