«L’ipotesi abbastanza ovvia è che almeno gran parte, se non tutta l’epidemia» di coronavirus emersa il 21 febbraio nel Lodigiano «sia partita da qualcuno che si è infettato in Germania verosimilmente intorno al 24, 25 o 26 di gennaio e che poi è venuto in quella zona dove ha seminato l’infezione, del tutto inconsapevolmente o perché completamente asintomatico o perché ha scambiato i sintomi di Covid-19 per quelli di una normale influenza».
Una teoria, spiegata così dall’infettivologo Massimo Galli all’AdnKronos Salute, che risolverebbe il giallo internazionale del paziente zero e che è al centro di uno studio italiano in corso di pubblicazione. 

«Tutti gli indirizzi scientifici raccolti – sottolinea l’esperto, primario all’ospedale Sacco di Milano e docente di Malattie infettive all’università Statale del capoluogo lombardo – permettono di ipotizzare una pista genetica che porta dritta al focolaio di coronavirus scoppiato in Baviera, dopo che un’impiegata cinese dell’azienda Webasto aveva partecipato a un meeting di lavoro a Monaco. Allora asintomatica (i primi malesseri legati alla positività scoperta in seguito li ha accusati nel viaggio di ritorno), durante la permanenza in Germania la donna ha contagiato un collega bavarese all’origine di quello che il mondo della ricerca ha già confermato come il primo focolaio Covid-19 d’Europa. È da lì che il contagio sarebbe arrivato in Italia». (AdnKronos)