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15/10/2021
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Cortès distrugge Tenochtitlàn, la capitale azteca

Il 13 agosto del 1521, il conquistador spagnolo Hernan Cortés e i suoi uomini conquistarono la capitale dell’impero azteco Tenochtitlán dopo una sanguinosa battaglia (battaglia di Tenochtitlán) che vide la popolazione sterminata e ridusse la città in macerie.

La capitale dell’impero azteco fu fondata nel 1325, sorgeva come Venezia su diverse isolette nel lago di Texcoco, nell’attuale Messico centrale. Numerose tribù si avvicendarono sulle sponde del lago, senza però riuscire ad insediarsi definitivamente nel territorio. Fu con l’arrivo degli Aztechi, un popolo originario di Aztlán (un insediamento nel deserto a nord del Messico), che quest’area cominciò a fiorire. Gli Aztechi lasciarono Aztlán guidati da un’antica profezia, secondo cui avrebbero dovuto stabilirsi e fondare la loro città in un luogo sacro, che gli sarebbe stato annunciato dalla visione di un’aquila che mangia un serpente in cima ad un cactus. Scorsero quest’immagine nell’isola al centro del lago Texcoco e lì, nel 1325, decisero di costruire Tenochtitlán (dal nome del leggendario fondatore e capo Tenoch). Quell’immagine oggi è raffigurata nello stemma del Messico ed è presente al centro della bandiera messicana. Al loro arrivo, i Mexica (nome nahuatl con cui gli Aztechi si riferivano a loro stessi) dovettero fare i conti con la diffidenza delle popolazioni autoctone. Contaminarono la loro cultura con quella tolteca, specie in ambito religioso, ma subirono un lungo assoggettamento mercenario alla città di Azcapotzalco, capitale del regno tepaneco. Nel 1428, la potenza militare di Tenochtitlán ebbe il sopravvento sulla città nemica, che fu invasa e distrutta dal tlatoani (imperatore) Itzcóatl. I coloni intervennero sulla zona secondo la tecnica chinampa (dall’originale nahuatl chinamitl), un avanzato sistema di drenaggio che permise agli Aztechi di estendere il terreno edificabile per la loro città e nel contempo di distribuire l’acqua per l’irrigazione agricola.

Tenochtitlán era collegata alla terraferma attraverso ponti e terrapieni (le calzadas) e l’urbanistica cittadina prevedeva una rete di strade e canali, di modo che ogni zona potesse essere raggiunta sia a piedi che in canoa. Era inoltre dotata di un funzionale acquedotto. Ai tempi dell’arrivo degli spagnoli il territorio di Tenochtitlán era suddiviso in quattro sezioni principali, raggruppate in centri amministrativi locali chiamati calpulli. Ogni unità locale nominava i propri capi militari, religiosi e civili nel rispetto della volontà dei rappresentanti dei calpulli manifestata nelle assemblee. Era compito di una nobiltà burocratica la gestione della amministrazione pubblica, che doveva occuparsi delle attività giuridiche, di quelle fiscali comprendenti l’esazione delle tasse, della assegnazione dei campi, di accertare l’approvvigionamento e la suddivisione delle raccolte, dei beni prodotti dagli artigiani e di contrattazione con i popoli vicini. Il loro titolo, inizialmente, non era ereditario. La classe sacerdotale era impegnata non solo nell’espletamento delle pratiche religiose, ma anche dell’educazione dei giovani nobili, all’interno di strutture scolastiche chiamate calmecac. Le materie che imparavano erano soprattutto l’astronomia, la storia, la religione e la scrittura. Nel XV secolo, in seguito a un’esondazione del lago Texcoco, l’imperatore Ahuitzotl avviò una maestosa ricostruzione di Tenochtitlán che andava eseguita secondo la volontà divina: a seguito dell’ampliamento della Grande Piramide (o Templo Mayor), ordinò infatti il tragico sacrificio di 20.000 uomini in onore della struttura (1487).

All’arrivo degli spagnoli, la popolazione di Tenochtitlán si aggirava tra i 200.000 e i 250.000 abitanti, un numero che la rendeva tra le città più grandi del mondo intero all’epoca. In seguito alla conquista della città da parte degli spagnoli, Ciò che restava della città fu smantellato, demolito, distrutto o dato a fuoco. Sulle ceneri di Tenochtitlán fu costruita Città del Messico.

Il conquistatore spagnolo Hernán Cortés arrivò a Tenochtitlan l’8 novembre 1519. L’imperatore dell’epoca, Montezuma II (o Motecuzòma: Montezuma era la storpiatura spagnola del vero nome), credendo che Cortés fosse il dio Quetzalcoatl, descritto come un bianco dalla barba lunga, di ritorno a Tenochtitlán per riformare i costumi e le leggi, lo accolse magnificamente. Gli storici moderni hanno ipotizzato che in realtà si trattasse di un falso mito, infatti le prime testimonianze al riguardo risalgono solo a dopo la morte di Cortés e nessuna fonte precolombiana ha mai neppure citato il profetizzato ritorno del Dio.

Il 13 agosto del 1521, Cortés e i suoi uomini, aiutati da alcune popolazioni locali ostili agli aztechi, conquistarono Tenochtitlán dopo una sanguinosa battaglia (battaglia di Tenochtitlán) che sterminò la popolazione e ridusse la città in macerie. Ciò che restava della città fu smantellato, demolito, distrutto o dato a fuoco. Sulle ceneri di Tenochtitlán fu costruita Città del Messico.

Tradizionalmente, si pensava che il nome Tenochtitlan provenisse dalle parole Nahuatl tetl ˈtetɬ e nōchtli [ˈnoːtʃtɬi] (“fico d’india”) e spesso si pensa che significhi “Tra i fichi d’India [che crescono tra] rocce“. Tuttavia, un’attestazione nel manoscritto della fine del XVI secolo noto come “i dialoghi di Bancroft” suggerisce che la seconda vocale fosse breve, per cui la vera etimologia rimane incerta.

Immagine d’apertura: la conquista di Tenochtitlàn in un dipinto della seconda metà del XVII secolo

Bibliografia e fonti varie