Il 3 agosto 1492 il navigatore genovese Cristoforo Colombo salpa da Palos de la Frontera diretto verso ovest, sperando di raggiungere l’Asia. Arriverà invece in America.

Nato nel 1451 da una famiglia di gestori di un azienda tessile prima e di un osteria poi, Colombo, marinaio sin da giovane,basandosi sulle carte geografiche del fratello (residente in Spagna), sui racconti dei marinai e sui reperti (canne, legni e altro) trovati al largo delle coste delle isole del “Mare Oceano” (l’Atlantico), cominciò già dagli anni 70 del 400′ a convincersi che al di là delle Azzorre dovesse esserci una terra e che questa non potesse essere altro che l’Asia. A Lisbona Colombo cominciò a documentarsi e a leggere testi geografici come l’Historia rerum ubique gestarum di papa Pio II stampata nel 1477, l’Imago mundi di Pierre d’Ailly (1480) e Il Milione di Marco Polo. Una notevole influenza sulla decisione poi presa da Colombo dovette esercitare una lettera che nel 1474 Paolo Toscanelli indirizzò al canonico di Lisbona Fernando Martins de Reriz, in risposta al quesito postogli da Alfonso V del Portogallo attraverso lo stesso canonico. Nella missiva, che è quasi certo che Colombo avesse conosciuto, il fisico fiorentino riteneva percorribile una rotta verso ovest per raggiungere l’India.

Colombo incontrò il re Giovanni II di Portogallo nel 1483 chiedendogli di finanziare la sua spedizione, ma il re rifiutò. Così, Colombo tentò in seguito, nel 1486, di convincere i reali di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona. Inizialmente i reali rifiutarono, e accettarono solo anni dopo.

La somma necessaria per l’armamento della flotta, pari a 2 000 000 di maravedí, sarebbe stata versata metà dalla corte e metà da Colombo, finanziato da un istituto di credito genovese, il Banco di San Giorgio e dal mercante fiorentino Giannotto Berardi. Si trattava, in realtà, di una somma modesta anche per quei tempi: si calcola, infatti, che quella che si sarebbe rivelata come una delle più importanti spedizioni della storia umana, fu finanziata con una spesa complessiva variabile fra gli attuali 20 000 e 60 000 €. Dopo la firma Colombo lasciò la città il 12 maggio, quando era già deciso il luogo di partenza, Palos. Furono così allestiti tre velieri (di norma definiti caravelle), di cui due – la Santa Maria e la Pinta – dotati di alberi a vele quadre e uno – la Niña – dotato di vela latina (quindi tecnicamente non navi dal punto di vista velico, perché non dotate di tre alberi a vele quadre)

La partenza avvenne alle sei del mattino del 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera,[54] con rotta verso le Isole Canarie per sfruttare i venti. Il 6 agosto si ruppe il timone della Pinta e si credette a un’opera di sabotaggio, quindi furono costretti a uno scalo di circa un mese a La Gomera per le necessarie riparazioni. Le tre navi ripresero il largo il 6 settembre spinte dagli alisei, dei quali Colombo conosceva l’esistenza. A partire dal giorno 17 si osservò con stupore il fenomeno assolutamente sconosciuto della declinazione magnetica: la bussola indicava il polo magnetico distaccandosi sempre più dal nord geografico, col rischio di allontanare le navi dalla loro rotta.

La mattina del 12 ottobre le caravelle riuscirono a trovare un varco nella barriera corallina e gli equipaggi riuscirono a sbarcare su un’isola chiamata, nella lingua locale, Guanahani, che Colombo battezzò con il nome di: Isola di San Salvador; l’identità moderna di questa isola corrisponde, presumibilmente, con quella di un’isola delle Bahamas.

Colombo molto probabilmente non fu il primo europeo ad arrivare nel Nord America. I vichinghi ci arrivarono quasi certamente prima. Non fu neanche colui che si rese conto di essere arrivato alle porte di un continente completamente nuovo. Fino alla morte Colombo ritenne di essere arrivato in Asia, fu Amerigo Vespucci a capire per primo che i nuovi territori scoperti erano parte di un continente mai visto prima, da lui deriva infatti il nome dato al nuovo mondo, America.