Delfino spiaggiato a San Vincenzo

Delfini. Il punto della situazione mentre si cercano le cause della morìa

Premio letterario Raccontami una storia

I ricercatori sono al lavoro per stabilire le cause della morìa di cetacei lungo le coste toscane, in particolare di delfini e in parte cuccioli. La situazione preoccupa benché spiaggiamenti e recuperi di carcasse dal fondale non siano di troppo superiori, per il momento, a quelli dell’anno passato. Sta di fatto che nel corso del mese di luglio sono 8 i delfini morti lungo le spiaggie o nelle acque poco al largo delle località di tutta la Toscana, da Viareggio all’Orbetello, toccando l’Isola d’Elba. L’aumento del numero di spiaggiamenti è comunque evidente, senza dimenticare che nel corso dell’estate casi analoghi, sia pure non così numerosi, si sono registrati anche sui litorali della Campania, del Lazio e della Liguria.

28 cetacei spiaggiati da gennaio

Arpat ha fatto in queste ore il punto della situazione. Dal 1 gennaio 2019 al 26 luglio si sono registrati 28 cetacei spiaggiati lungo le coste toscane. Il fenomeno va tenuto sono stretta osservazione e vanno cercate le cause che, secondo alcuni esperti, potrebbero risiedere in un’epidemia di morbillo.
Tuttavia, la giusta preoccupazione non deve diventare, almeno per il momento, allarme. «Il trend è ancora da considerarsi normale – spiegano dall’agenzia – In Toscana, grazie all’Osservatorio Toscano per la Biodiversità, ormai ogni spiaggiamento non sfugge più alla rete coordinata dalla Regione con Arpat, la Direzione marittima, l’Università di Siena, e gli oltre 60 partner, oltre alle associazioni ambientaliste».
C’è un netto discostamento dalla media registrata negli ultimi anni, che è di 18 esemplari nell’arco dei 12 mesi. Secondo Arpat, come detto, il fenomeno non va considerato del tutto anormale.
Più particolare e preoccupante è il dato che riguarda l’ultimo mese, visto che dalla fine di giugno si sono registrati 11 spiaggiamenti, più del 40% del totale maturato fin qui nell’anno, che in 9 casi hanno riguardato tursiopi.
«Un’altra particolarità è che i delfini recuperati erano morti da poche ore – rilevano ancora da Arpat – e in alcuni casi erano stati avvistati in grandi difficoltà, ma ancora vivi, in acque molto basse o addirittura già fermi sulla battigia. L’intervento degli uomini della capitaneria, o di alcune persone presenti sulla spiaggia, aveva allontanato i delfini portandoli in acque un po’ più profonde» ma gli animali erano poi ugualmente morti.

Tursiopi e stenelle i più colpiti

I cetacei spiaggiati quest’anno sono 13 tursiopi, 12 stenelle, 1 capodoglio e 2 non identificabili a causa dell’avanzato stato di decomposizione. «Bisogna anche sottolineare che molte carcasse, compresa quella del capodoglio, hanno galleggiato a lungo in mare aperto, per poi spiaggiarsi per effetto delle correnti lungo le nostre spiagge», spiegano ancora dall’Arpat.

Necroscopia ed esami di laboratorio

Il fatto che i delfini fossero appena morti ha reso possibile la necroscopia su 6 animali, a Pisa, da parte dei veterinari dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana. «Sono stati campionati tutti gli organi e tessuti per analisi patologiche, parassitologiche, virologiche, batteriologiche – spiegano da Arpat – Sono stati prelevati l’intero stomaco, per lo studio della dieta e la ricerca di eventuale marine litter, soprattutto plastiche, ed alcuni denti, per la stima dell’età, ricerche queste che vengono effettuate dagli operatori del settore mare di Arpat. Uno stomaco particolarmente vuoto può essere indicazione del fatto che il delfino non stava bene e non si alimentava da diversi giorni. Alcuni tessuti sono stati campionati anche per la ricerca di contaminanti, indagine che sarà condotta dall’Università di Siena».

Quali sono le cause della morte dei delfini?

L’idea dell’epidemia di morbillo resta al momento in piedi, ovviamente tutta da verificare, tanto più che le analisi compiute sulle carcasse sono volte a stabilire se i delfini fossero malati e di che cosa.
Si guarda, come detto, anche all’inquinamento, in particolare a quello da plastiche, se non altro per fugare tutti i dubbi.
Arpat avverte però che serve qualche settimana di tempo, per poter «fare alcune ipotesi sulle cause di morte dei delfini analizzati solo quando saranno pronti i risultati degli esami eseguiti dai veterinari».