Di un capriolo e d’altre considerazioni

Premio letterario Raccontami una storia

Come ogni domenica, il 21 luglio sono andato nel duomo di Arezzo alla messa delle sette, poche persone e sopra i 60 anni. A me serve per consolidare le mie radici cristiane e cattoliche, che mi consentono di valutare e rispettare le altre credenze; chi non rispetta le proprie radici difficilmente è in grado di capire e rispettare le altre.
Ho 67 anni e sono uno dei pochi che ad Arezzo usa la bici per spostamenti ordinari, non tanto perché di moda ma perché per piccoli spostamenti è il mezzo più conveniente. La velocità e la fatica ridotte ti consentono, di ascoltare, odorare e percepire quello che ti circonda, ti consentono soprattuto di vedere, qualche cosa bella e tante cose brutte. In altre parole il mio comportamento è quello di tutti gli animali e delle donne e degli uomini non più giovani e non globalizzati.

Alle 8 circa rannicchiato in un fosso ho visto un capriolo ferito, ho erroneamente telefonato al 118, che poi mi hanno passato l’Asl. Ho comunicato il mio nome, la posizione e condizioni del capriolo, senza avvicinarmi al malcapitato.
La cosa buffa era che nello stesso tratto, camminando a piedi, anch’io ero stato investito, un sabato notte. Mentre aspettavo l’arrivo di un incaricato ho visto passare persone in auto, ma anche ciclisti (domenicali con bici di lusso), podisti. Ma nessuno notava il malcapitato.
Sottoscritto e capriolo erano stati investiti il sabato, io in un giorno di pioggia da un malato in fase quasi terminale che potrei chiamare Guido Maluccio; tra nome e cognome, uno è autentico e l’altro è cambiato ma di poco. Però si fermò e gli devo la vita.
Il capriolo probabilmente era stato investito da qualcuno che voleva trascorrere un sabato ruggente, cause principali la strada stretta, l’illuminazione scadente e il modo di guidare. In Europa i mezzi di locomozione sono i principali strumenti per uccidere. Bisognerebbe ragionare in modo doverso, se posso vado a piedi o in bici, se poi vado in auto oltre a rispettare le leggi attuo tutte le cautele per non inestire nulla e nessuno. Non lo faccio però perché ci sono le leggi o i sanzionatori in divisa ma solo perché sono cristiano e cattolico, o se non lo sono, perché vorreri comportarmi con un buon padre di famiglia.

Il capriolo capreolus capreolus è un cervide. Nei secoli passati, i caprioli vivevano nei boschi dell’Eurasia ma quando ero bimbo non c’erano. Adesso le pianure aretine ne sono piene. Con due parti all’anno e con pochi nemici sono in aumento e, cibandosi di giovani piante e germogli, sono pure un flagello per gli ultimi agricoltori.
Come si vede nella foto in alto, la colorazione del mantello giallo-arancione è tipica di questo periodo. Le corna (palchi) ci dicono che è maschio. Maschi e femine non sono proprio uguali (dimorfismo) e anche il peso è diverso da 20 a 35 kg nei maschi e da 18 a 28 nelle femmine. E qui consentitemi una cattiveria: siccome non hanno difficoltà a raziare i campi, anche i miei, non è da escludere che potrebbe verificarsi un aumento di peso.

Dopo circa un’ora qualcuno è arrivato. L’animale aveva entrambe le gambe posteriori spezzate e danni allo stomaco. Hanno parlato di eutanasia.
Ogni azione umana ha lati positivi e nagativi. Erba, erbivori, predatori e contadini devo convivere e io credo che gli ultimi sono i più indifesi e forse in via di estinzione. I grandi imprenditori agricoli, con grandi attrezzature, con megafinanziamenti europei e con un tipo di agricoltura redditizia, a volte mi lasciano perplesso. Ammiro quelli che preferiscono coltivare le cose piuttosto che andare al supermercato.

Un mio vicino coetaneo di Berlusconi aveva 7 galline e il gallo. Poi, dopo la visita della volpe, che ha scavato una galleria sotto la recinzione, le galline sono rimaste 4, senza gallo. Come per cani e gatti sterlizzati, niente sesso. Che tristezza.

Enzo Pallini