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Quella tiepida giornata primaverile invogliava con piacere ad assaporare a pieno tutto quello che di bello poteva donare, mentre un sole moderatamente caldo riscaldava tutta l’aria che circondava la piazza del paese. Ai tavolini del bar la consueta partita a briscola del pomeriggio riusciva come sempre ad animare un’accesa, anche se non cattiva, battaglia tra i giocatori in gara, mentre una schiera di curiosi appollaiati alle spalle dei quattro contendenti, osservava curiosa la prossima mossa del giocatore di turno. Gli uccellini appollaiati sugli alberi, che facevano da cornice alla piazza, contribuivano a rendere quella giornata oltre che calorosa anche musicale. Marco, appena entrato da via Marconi per immettersi in Piazza Farnese, si fermò di colpo, rimanendo qualche secondo a guardare con piacere quei tre ragazzi che giocavano a pallacanestro, sul lato destro dello slargo. Marco amava da sempre lo sport, qualsiasi sport, prima che quel maledetto incidente in moto lo costringesse a trascorrere le sue lunghe giornate su una fredda carrozzella. Si fece più avanti con il proprio mezzo e, rivolgendosi ai giocatori:

«Ciao ragazzi posso giocare con voi? Fate fare qualche tiro anche a me?»

Rodolfo Andrei

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