Mangiano mollusco dell’Arno e rischiano di ammalarsi. Divieto di pesca della sinotaia quadrata

Premio letterario Raccontami una storia

Il Comune di Montelupo Fiorentino ha emesso un’ordinanza per vitare la pesca in Arno di un mollusco originario dell’Asia, del quale vanno ghiotte sempre più persone di origini cinesi. Si tratta della sinotaia quadrata, una lumaca d’acqua dolce, in qualche modo finito dalle nostre parti e da qualche tempo pescato, per l’alimentazione umana, in Arno e nell’Ombrone pistoiese, dove la sua presenza è documentata da tempo.

«Viene raccolta e mangiata ma è potenzialmente tossica», spiegano dal Comune da dove hanno emesso ordinanza per impedire la pesca, che interessa i comuni vicini e la Regione Toscana. Comuni e Regione sono invitati dall’amministrazione di Montelupo ha intervenire in maniera analoga.

La vicenda è presto ricostruita. «Negli scorsi mesi sia la polizia municipale della nostra Unione di Comuni, sia le pattuglie della locale stazione dei carabinieri, hanno fermato a più riprese e talvolta identificato i raccoglitori di molluschi trovati immersi in Arno. Sono tutti originari della Cina e arrivano prevalentemente dalla piana fiorentina o pratese e hanno dichiarato più volte di utilizzare i molluschi per scopo alimentare».
La pesca è copiosa: da 10 ai 20 chilogrammi a persona «e fanno escludere il mero consumo personale ma ipotizzare l’esistenza di un commercio dei molluschi a fini alimentari».

Le problematiche che si aprono sono molteplici, sottolineano da Montelupo. «In primo luogo la sicurezza. Lo stato delle acque del fiume Arno nel nostro tratto, secondo il monitoraggio periodico effettuato da Arpat, non è certo dei migliori. Inoltre il fiume può essere soggetto a improvvisi innalzamenti di livello dovuti ai rilasci effettuati dai bacini artificiali posti a monte. Altro elemento di pericolosità per la balneazione è rilevabile nella presenza della centrale idroelettrica, dotata di un opera di chiusa mobile, di recente realizzazione nel Comune di Carmignano. Per questi motivi già lo scorso anno sia il Comune di Montelupo che quello di Lastra a Signa avevano imposto il divieto di balneazione nei tratti fluviali di propria competenza», ricordano dal municipio.

Un’altra questione ancor più problematica è collegata al tipo di utilizzo che viene fatto del mollusco pescato in Arno. «Questa specie può essere consumata, se raccolta in acque pulite; ma non è il caso dell’Arno. Grazie alla collaborazione e alla disponibilità della Asl Toscana Centro, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana e di alcuni volontari sono stati raccolti nel tratto di Arno interessato campioni di sinotaia quadrata». Le analisi hanno dimostrato un pericolo per i consumatori di sinotaia quadrata, per escludendo salmonella ed eparite A. Sono invece stati individuati alti livelli di carica batterica tali da esporre i consumatori di questi gasteropodi a rischi reali per la loro salute. Ad esempio per la escherichia coli il livello massimo consentito è 230mnp/100g ; mentre quello rilevato è 54000mnp/100g. Oltre 234 volte il limite.

«Il fatto poi che la raccolta riguardi grandi quantità di prodotto apre il problema dell’utilizzo finale dei molluschi, per comprendere il quale auspichiamo indagini specifiche – aggiungono dal Comune di Montelupo fiorentino – Non meno importante, è da tenere presente l’impatto sull’ambiente. I molluschi sono una specie importata e non sappiamo ancora quali danni possono creare alla fauna e alla flora del territorio».

«Il nostro presidio continuo sui corsi d’acqua ha fatto emergere l’anomalo sviluppo del primo caso in Europa di coltivazione e raccolta di questo mollusco asiatico nell’ambiente naturale, da cui derivano problematiche per la salute pubblica della comunità cinese della Toscana centrale, per l’ambiente, e per l’invisibilità della probabile catena commerciale a valle della raccolta. Fenomeno che interessando il territorio di oltre 10 Comuni su almeno 3 province, per motivi di efficacia riteniamo debba essere affrontato dalla Regione con proprio provvedimento. Ringrazio i volontari che sia sulla Pesa che sull’Arno hanno dato fondamentale contributo a questa ricerca corale portata avanti da Montelupo Fiorentino insieme all’azienda sanitaria, all’istituto zooprofilattico sperimentale, alla polizia municipale e ai carabinieri», ha spiegato infine Lorenzo Nesi, vicesindaco e assessore all’ambiente del comune di Montelupo.