La Toscana ha scelto Eugenio Giani e il centrosinistra, almeno nella sua componente più consistente, il Pd, tira un sospiro di sollievo. I sondaggi davano la regione per contendibile, pur con il presidente appena eletto in vantaggio, e tutti gli scenari, negli ultimi 14 giorni, sono rimasti aperti. Fin dagli exit poll, poi confermati via via dallo scrutinio, è però emerso che il centrodestra cresce, che la Lega è realtà consolidata e che l’apporto di Fratelli d’Italia alla coalizione rimasta all’opposizione è fondamentale, ma che i toscani restano, al 50% o poco meno, ancorati al centrosinitra. Tanto ancorati che anche i possibili voti disgiunti verso la sinistra-sinistra son stati pochi. Meno di quelli che sarebbero serviti a Tommaso Fattori per entrare (restare) in consiglio regionale e meno anche del previsto.

Susanna Ceccardi esce dalle urne più staccata del previsto da Eugenio Giani, insomma, ma non malconcia. Neopresidente e sfidante superano il 40% dei consensi e per Giani ciò vale per diversi punti.

A livello di singole forze politiche, il Pd incarna in sostanza il centrosinistra. Punto e quasi basta. Poco più del 4% con due consiglieri va infatti a Italia Viva – con Renzi & C. che, nota di colore, superano il 10% a Rignano sull’Arno – mentre gli altri alleati restano fuori dal consiglio regionale.
Nel centrodestra, a proposito di note di colore, Susanna Ceccardi ha perso a Cascina, dov’è stata sindaco. L’europarlamentare entra in consiglio regionale – vedremo poi che cosa deciderà – come candidata presidente. In consiglio anche Giovanni Galli dal listino regionale, mentre altri 7 seggi vanno alla Lega (fuori di un soffio il pratese Daniele Spada, in virtù di una legge elettorale che premia di fatto la città metropolitana fiorentina e penalizza in particolare la seconda città toscana sia a livello di maggioranza che d’opposizione), 4 a Fratelli d’Italia e 1 a Forza Italia. Che per Berlusconi & C. ci sia ora da intessere un ragionamento simile a quello che dovranno fare Renzi e sodali?

Regge il Movimento 5 Stelle. Entrano in consiglio tanto la candidata presidente Irene Galletti che un consigliere. Tutti gli altri, da Fattori (Toscana a sinistra) ai due partiti comunisti in lizza fino a lista di Tiziana Vigni, rimangono fuori.

Con poche sezioni ancora da scrutinare, a conti ormai fatti, Eugenio Giani, in mezzo a sette contendenti, raccoglie per ora il 48,62 per cento dei voti, pressoché la stessa percentuale con cui fu eletto Rossi nel 2015. Susanna Ceccardi, candidata del centrodestra unito, si ferma al 40,45. Dietro di loro, molto lontani, ci sono, nell’ordine, Irene Galletti del Movimento Cinque Stelle (6,4%), Tommaso Fattori di “Toscana a Sinistra” (2,23%), Salvatore Catello del Partito Comunista (0,96%), Marco Barzanti del  nuovo Partito Comunista Italiano (.0,9%) e Tiziana Vigni del Movimento 3 v (0,43%). Giani dilaga nel fiorentino e a Siena, primeggia a Livorno, a Pisa (anche nel comune di Cascina dove nel 2016 Ceccardi è stata eletta sindaco nel 2016) e a Prato, che è la prima provincia a ultimare lo spoglio. La candidata presidente del centrodestra vince di misura nel pistoiese e risulta la più votata nell’aretino, nel grossetano e a Massa Carrara, saldamente prima con oltre il 50 per cento in provincia di Lucca.

Alta l’affluenza, o meglio in ripresa rispetto al trend degli ultimi dieci anni. Alle urne alla fine si è infatti recato il 62,6 per cento degli elettori toscani: 1 milione e 870.275 persone. Cinque anni furono molti di meno: il 48,28 per cento e il 60,71 nel 2010. Nel 2005 erano stati invece il 71,4 per cento. Il comune con l’affluenza più alta si è confermato, per questa tornata elettorale, Capolona in provincia di Arezzo: 2.758 elettori alle urne, pari al 78,04 per cento.