Fiori, foglie e spine, capolavori di ceroplastica, in mostra al Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Con l’emblematico titolo “Fiori, foglie e spine. Modelli botanici in cera dal Museo della Specola di Firenze ”, il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Museo diretto da Laura Speranza, espone, a conclusione del restauro affidato ai tecnici dell’Opificio, qualcosa di assolutamente eccezionale: una sorprendente selezione di  modelli botanici in cera dalla collezione, unica al mondo, di quasi 200 modelli botanici a grandezza naturale del Museo della Specola di Firenze.

Saranno proposti al Museo dell’Opificio per lo spazio di un solo mese (dal 6 novembre al 6 dicembre), in una esposizione curata dalla direttrice Laura Speranza.

Quelli esposti al museo dell’Opificio sono capolavori della ceroplastica, considerati tra i più belli al mondo.  L’imitazione del reale e la raffinatezza esecutiva degli antichi ceroplasti fiorentini che li hanno creati nel corso del ‘700, destano ancora oggi stupore. Si ammira, in particolare, la creatività con cui questi artigiani – artisti hanno attinto all’uso dei più svariati materiali per ottenere effetti naturali, come l’aggiunta di un pulviscolo argentato per ottenere la brillantezza della superficie dell’Euphorbia canariensis, l’aggiunta di spine vere nei cactus o il ricorso a leggeri filamenti vegetali, simili alla tela del ragno, per simulare quella sorta di peluria che si trova fra le piccole foglie grasse della Sempervivum arachnoideum.

Queste piante in cera documentano la straordinaria varietà del mondo vegetale conosciuto tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo e dovevano stupire ed educare il pubblico del Museo di Storia Naturale di Firenze, voluto dal Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo di Lorena, nel 1775. 

Al tempo, il Museo venne dotato di una Officina di Ceroplastica dove esperti artisti ceraioli, oltre a realizzare modelli anatomici, produssero anche questi splendidi esemplari botanici identificati con il nome scientifico, in latino, secondo la nomenclatura introdotta da Carlo Linneo solo pochi anni prima (Species Plantarum, 1753).

Non basta, ogni modello è alloggiato in un elegante vaso di porcellana di Doccia, prodotto nella nota fabbrica Ginori, vero e proprio emblema del gusto raffinato del suo committente e di un’epoca in cui la scienza si faceva accompagnare dalla Bellezza e dall’Arte.

Nella piccola, raffinata mostra al Museo dell’Opificio, prima della loro esposizione nel nuovo allestimento de La Specola alla quale fa in qualche misura da battistrada, si potranno apprezzare sette tra i più interessati modelli botanici in cera, affiancati dalle immagini delle corrispettive piante presenti in Natura.

“Essenziali apparati didattici consentono  l’approfondimento della tecnica esecutiva delle piante in cera e delle attività svolte nel restauro appena ultimato, ove la consulenza botanica di Chiara Nepi ha avuto un ruolo determinante”, annuncia  la direttrice Laura Speranza.

La Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, Emanuela Daffra, sottolinea, da parte sua, come “il restauro di questo gruppo di preziosi manufatti si inserisca nella tradizione di fruttuosa collaborazione dell’Opificio delle Pietre Dure, attraverso il suo settore di restauro materiali, ceramici, plastici e vitrei,  con il Museo di Storia Naturale per il recupero e la manutenzione del suo ricco patrimonio di opere in cera, dai modelli anatomici a quelli botanici”. Lucilla Conigliello,  Direttore Tecnico SMA- Università di Firenze, afferma: “Come Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino siamo davvero lieti di poter dare con questa piccola esposizione un’anticipazione dello straordinario lavoro eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure per il restauro delle cere botaniche che tra pochi mesi tutti potranno apprezzare nel nuovo allestimento del Museo La Specola, che sarà davvero molto suggestivo. Il debito di riconoscenza che ci lega all’Opificio è grande, per tante attività e interventi programmati negli anni, su beni anche tra loro molto diversi. E’ un privilegio poter collaborare con funzionari e restauratori di altissimo profilo, in condivisione d’intenti, per garantire la conservazione di opere d’arte uniche”.