7.500 firme contro la manifestazione di Forza Nuova

Premio letterario Raccontami una storia

Alle 6,30 di venerdì, la petizione online contro la manifestazione di Forza Nuova a Prato ha raggiunto 7.512 adesioni. Corteo da piazza della Stazione e comizio finale di Roberto Fiore in piazza del Mercato Nuovo sono in programma sabato 23 marzo, centenario esatto della fondazione dei Fasci di combattimento, e sono rivolti contro l’immigrazione pur con un riferimento (un 100 cerchiato in alloro sul volantino) alla ricorrenza.
La Prato antifascista, assai trasversale , si è messa in moto da alcuni giorni.

La petizione chiede «la revoca dei permessi concessi alla manifestazione nazionale promossa da Forza Nuova a Prato il 23 marzo in Piazza del Mercato Nuovo, indetta per celebrare il centenario dalla nascita del fascismo».
Fermo l’obiettivo, va detto che i permessi non possono essere revocati, per il semplice fatto che nessuno concede i permessi a una manifestazione, tanto meno il questore. Le manifestazioni non si autorizzano. Al limite si vietano.

Per capire se ciò è possibile, diamo uno sguardo alla legge e alle sue eventuali applicazioni.

La norma è l’articolo 18 del Testo unico di pubblica sicurezza del 1931. Una legge, paradossalmente, scritta dal fascismo e promulgata a San Rossore da Vittorio Emanuele III.
Si legge che «I promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al questore». Quest’ultimo non è chiamato ad approvare o dissentire. Deve limitarsi a valutare l’impatto della manifestazione sull’ordine pubblico e assumere i provvedimenti di natura tecnica e operativa conseguenti. Per questo, lo stesso articolo dà facoltà al questore stesso di impedire o regolare la riunione. Quello del questore è sì un intervento preventivo ma non ha nulla a che vedere con particolari autorizzazioni ed è comunque circoscritto a particolari motivi.
Lo stabilisce il quarto comma dell’articolo 18: Il questore, nel caso di omesso avviso ovvero per ragioni di ordine pubblico, di moralità o di sanità pubblica, può impedire che la riunione abbia luogo e può, per le stesse ragioni, prescrivere modalità di tempo e di luogo alla riunione.

Per quanto riguarda l’ordine pubblico, qui con particolare riferimento a una manifestazione pubblica (politica o no), è proprio il questore, quale autorità e professionista in materia, colui che deve pronunciarsi. È però evidente che i motivi di ordine pubblico esulano del tutto dalla natura in sé della manifestazione. Il questore può intervenire solo se ha elementi tali da ritenere che la manifestazione possa incidere in maniera netta e negativa sull’ordine pubblico.
A permettere al questore di vietare una manifestazione possono essere ragioni di moralità. Non spetta però alla singola persona, si tratti di un questore o di chiunque altro, stabilire che cosa rispetti la moralità in ambito pubblico, se non interpretando le norme contenute nel nostro ordinamento. Ed è qui, semmai, che l’interpretazione può declinarsi in forma più o meno restrittiva.
A proposito di fascismo, norme e giurisprudenza non mancano. Il problema, anche per un questore, è capire se e dove applicarle e se, per farlo nel caso specifico, basti un indizio pur pesante ancor prima che la manifestazione si svolga.

Forse occorre andare oltre il caso specifico, in un Paese che ha chiuso i conti con alcuni fascisti o con i crimini (e non tutti) fascisti ma che non ha mai cercato di farli, questi conti, con il fascismo in quanto tale. E qui non è un puro e semplice discorso, almeno per ora, di divieti e di autorizzazioni.

Fabio Barni