Francesco Macrì

Azioni diverse per fronteggiare la crisi provocata dal Coronavirus, con un occhio di riguardo ai clienti e una forte attenzione per la salute del proprio personale. Il Gruppo Estra non è rimasto con le mani in mano, come si suol dire, ma deve necessariamente far fronte, al pari di tutti e al contempo come grande realtà, alle domande che verranno poste da una crisi e da una successiva ripresa economica tutt’altro che facili. Lo sa bene il presidente Francesco Macrì, che abbiamo intervistato.

Presiedere una realtà come Estra le permette di guardare all’attuale situazione da un osservatorio privilegiato. Che cosa vede?
«Siamo lo specchio della società, di oltre un milione di clienti tra famiglie, imprese, enti pubblici. Ho davanti agli occhi un quadro nazionale difficile. Molte attività percepiscono direttamente difficoltà palesi e consistenti.
Condividiamo la forte preoccupazione di tutti per il futuro dell’Italia. Credo che sia necessario passare appena possibile alla fase 2 sapendo che potremmo convivere a lungo con il virus e con un più basso contagio. Questo per riaprire l’economia italiana».

In che modo avete cercato di sostenere le famiglie e le aziende alle prese con difficoltà economiche?
«I cittadini si aspettano molto ed è evidente che noi, per quello che è possibile, abbiamo preso decisioni per andare loro incontro. Abbiamo anticipato di fatto le decisioni prese poi dell’Arera, che è l’Autorità di regolazione pubblica, decidendo di evitare i distacchi delle utenze. Inoltre, con la sospensione degli interessi di mora fino al 30 aprile abbiamo di fatto consentito uno slittamento delle bollette. Restano valide anche le opportunità di rateizzazione, è bene ricordarlo. Come è bene ricordare che abbiamo rilanciato il bonus sociale, finora poco conosciuto e utilizzato e che prevede una forte agevolazione per le famiglie con disagio economico e per coloro che sono costretti, per una grave malattia all’impiego di apparecchiature elettromedicali per il mantenimento in vita».

Sulle bollette si può fare ancora di più?
«Di per sé, sulle bollette di luce e gas inciderà anche una diminuzione dovuta a ragioni di mercato. Se volesse fare di più e dare un aiuto diretto, il Governo potrebbe alleggerire la componente fiscale abbassando le accise».

Estra ha cercato di rimanere accanto alla società nel suo complesso, a cominciare dalla scuola e da ogni famiglia. Non solo con le agevolazioni possibili ai clienti ma anche con altri e consolidati progetti.
«Abbiamo confermato Energicamente, in questo momento difficile, dando vita a una piattaforma di e-learning. Estra fa scuola con il suo progetto nazionale di formazione digitale su innovazione energetica e consumo sostenibile, Un’iniziativa che vede già coinvolti oltre 34.000 studenti, 813 docenti e più di 90.000 famiglie da tutta Italia».

E per l’emergenza sanitaria in sé, come avete contribuito?
Per esempio, donando 100.000 euro ai quattro ospedali delle nostre realtà di riferimento, Arezzo, Siena, Prato e Ancona».

Estra ha guardato anche in casa, ai suoi dipendenti.
«Abbiamo stipulato una polizza per i nostri dipendenti che copre i rischi da Covid 19, con, per esempio, 100 euro di diaria giornaliera in caso di ricovero e in più sostegni economici anche per trasporto, ambulanza, spese di assistenza domiciliare e pet sitter».

Come vede questa lotta, con i suoi risvolti economici, contro la pandemia?
Molto problematica. Quando finisce una guerra convenzionale, si va subito a ballare dietro le macerie e inizia una difficile ripresa. Questa guerra contro il Covid 19 non è però convenzionale e durerà finché non si scoprirà, spero a breve, un vaccino. E la ripresa dopo una guerra come questa rischierà di essere flebile».

Nel frattempo, che cosa chiedete?
«Tra di noi, c’è forte preoccupazione e, come sistema delle utility, chiediamo un sostegno importante. Teniamo presente che le nostre difficoltà si riflettono direttamente sulle amministrazioni pubbliche. La situazione è seria in tutta la filiera».

Bisogna ripartire?
«La premessa è la salute ma bisogna, con tutte le precauzioni del caso, ripartire. E bisognerà farlo superando il peso della burocrazia che ostacola e non velocizza gli investimenti. Occorre snellire per consentire la ripresa dei cantieri e, in generale, delle attività anche con l’individuazione di procedure semplificate».