Giuseppe e Martina Giangrande scrivono al nuotatore ferito

Premio letterario Raccontami una storia

Giuseppe Giangrande e la figlia Martina hanno scritto al giovane nuotatore Manuel Bertuzzo, ferito a colpi di pistola a Roma a causa di una vicenda alla quale era del tutto estraneo. Il maresciallo Giuseppe Giangrande – ricorda sui canali ufficiali social l’Arma dei carabinieri – nell’aprile 2013, mentre era in servizio a Palazzo Chigi, fu ferito con un colpo di pistola e riportò una grave e permanente paralisi che non gli ha fatto perdere, però, la voglia di vivere e di impegnarsi per gli altri. Giuseppe e Martina, colpiti dalla vicenda di Manuel Bertuzzo, giovane nuotatore vittima di un misfatto dalle conseguenze analoghe, hanno deciso di scrivere al ragazzo un messaggio pubblico di conforto.

«Carissimo Manuel, Ti starai chiedendo chi è che ti scrive questa lettera. Siamo Martina e Giuseppe Giangrande. La nostra è una famiglia un po’ sgangherata che è venuta a conoscenza della tua ingiusta vicenda. Non ti abbiamo mai incontrato di persona, ma per quanto ti possa sembrare incredibile noi ci conosciamo, perché fortuna e sfortuna hanno voluto che la tua e la nostra storia fossero legate da un solo filo conduttore: trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Giuseppe, mio padre, nel 2013 era un carabiniere, la mattina del 28 aprile si trovava a Roma a svolgere il suo servizio di servitore dello Stato davanti a Palazzo Chigi, nel giorno dell’insediamento del governo Letta. Un uomo all’improvviso si mise a sparare contro i Carabinieri: colpì per primo mio padre al collo, poi continuò con gli altri.

Da quel giorno la nostra vita è stata completamente stravolta. Abbiamo vissuto giorni di panico, poi sono arrivati mesi di speranza. Posso ritenermi fortunata perché mio padre è con noi: parliamo tanto e a volte litighiamo, anche se purtroppo da quel giorno è rimasto tetraplegico. Ma non importa, con la forza di volontà e la tenacia che ha avuto sin dall’inizio, da buon carabiniere, è riuscito a superare dei momenti durissimi che pochi possono comprendere. Sono certa che tu puoi capire a cosa ci riferiamo.

Non siamo qui a chiederti o a insegnarti nulla, perché anche tu sin dall’inizio ti sei dimostrato un guerriero, non ti sei buttato giù più del consentito e sei riuscito a vedere il rovescio della medaglia: siamo estremamente contenti e fieri di questo tuo atteggiamento super positivo, ma da uno sportivo come te non potevamo aspettarci niente di diverso.

La strada sarà indubbiamente lunga e anche tortuosa, ci saranno giorni belli e brutti, ma tutto servirà a far sì che tu possa rinascere come una fenice e ricominciare una vita nuova e forse anche più bella.

Non pensare che lo sport non sarà più parte di te, crediamo che anche se in modo diverso troverai un’altra strada per far parte di quel mondo. Hai la fortuna di avere una famiglia splendida che ti starà sempre vicino, una famiglia che farà a sua volta sacrifici: per questo meritano un ringraziamento speciale. Noi abbiamo avuto il supporto dell’Arma che non ci ha mai lasciato soli e ci ha supportato in tutto e per tutto.

Ricorda Manuel, potrai fare tutto quello che vorrai, perché le barriere ce le creiamo solamente noi nella nostra testa, ma possiamo fare tutto: basta volerlo ed essere sostenuti dalle persone che ci vogliono bene. Un abbraccio speciale».