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Venerdì 27 gennaio l’associazione Effetto Collaterale presenta la lettura scenica del testo di Charlotte Delbo “Chi porterà queste parole?”, unica opera teatrale dedicata all’esperienza femminile nei lager nazisti

In occasione della Giornata della Memoria, venerdì 27 gennaio alle ore 21.30 al Nuovo Teatro delle Commedie l’associazione Effetto Collaterale propone la lettura scenica di “Chi porterà queste parole?”, opera di Charlotte Delbo, drammaturga e resistente francese (di origini italiane), sopravvissuta all’orrore di Auschwitz. Dato alle stampe a Parigi nel 1967, il testo di Delbo – inedito in Italia – è l’unica opera teatrale dedicata all’esperienza concentrazioniaria femminile

“Chi porterà queste parole?” è stato portato in scena per la prima volta in Italia nel 2015 proprio a Livorno dall’associazione Effetto Collaterale. Coniugando memoria e arte, Charlotte Delbo racconta, con potente capacità narrativa, la vita ad Auschwitz-Birkenau e il coraggio di 23 partigiane francesi, come lei prigioniere politiche nel lager nazista. Delbo ricorda e racconta tutto: gli appelli interminabili, il freddo, la fame, la sete, le selezioni, le marce, le camere a gas, la morte delle compagne ma anche i nomi, i volti, le storie, la forza di ciascuna. Ognuna confidava nella resistenza dell’altra “affinché una ritorni per dire”. Come scrive Delbo all’inizio della pièce, sopravvivere al lager significa essere “reduce dalla verità”.

La lettura scenica è dedicata a Francesca Talozzi, drammaturga e regista scomparsa lo scorso maggio, nota in città anche per il suo attivismo sociale e l’impegno per la memoria del Moby Prince. Dopo aver scoperto e studiato l’eccezionale figura di Charlotte Delbo, Francesca Talozzi ha portato in scena nel 2015 il testo “Chi porterà queste parole?” insieme ad Alessia Cespuglio e a 23 attrici dell’associazione Effetto Collaterale. In quell’occasione è stata realizzata anche la prima traduzione italiana ad opera di Federica Quirici.

Venerdì 27 gennaio sul palco del Nuovo Teatro delle Commedie daranno voce al testo di Delbo, Alessia Cespuglio, che ha curato anche l’allestimento, Nara Biagiotti, Luisa Bianchi, Lisa Ceccherini, Francesca Cordì, Stefania D’Echabur, Flaviana Deserti, Simonetta Filippi, Francesca Finocchiaro, Lara Gallo, Roberta Gattabrusi, Rina Giuffrida, Giovanna Gorelli, Fiamma Lolli, Samanta Mela, Lisa Polese, Veronica Socci, Nives Timpani, Maria Teresa Volpi. 

Accompagna la lettura scenica il commento musicale di Antonio Ghezzani. Ingresso gratuito.

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Charlotte Delbo nasce a Vigneux-sur-Seine, nell’estrema periferia parigina, il 10 agosto 1913 da una famiglia di origini piemontesi. Intellettuale e militante comunista, fu amica e collaboratrice di Henri Lefebvre e assistente del grande attore e regista Louis Jouvet. All’indomani dell’occupazione nazista entra con il marito Georges Dudach, allora dirigente del Partito comunista francese, nella resistenza. 

Arrestata con il marito il 2 marzo 1942 con l’accusa di aver stampato e distribuito materiale di propaganda anti-nazista, viene deportata ad Auschwitz-Birkenau il 23 gennaio 1943, insieme a 229 donne della resistenza francese. Il convoglio, in cui fu gettata insieme alle altre, era composto esclusivamente da prigionieri politici. Come narra in “Chi porterà queste parole?”, all’arrivo ad Auschwitz tutte le donne del convoglio intonarono la ‘Marsigliese’ e molte di loro continuarono a cantare l’inno francese anche mentre marciavano verso le camere a gas. 

Sopravvissuta ad Auschwitz, al suo rientro in Francia comincia a scrivere i suoi ricordi di prigionia ma non pubblica quasi nulla fino agli anni Sessanta, quando nel giro di un decennio pubblica tutte le sue opere più importanti, che spaziano dalla prosa alla poesia, diventando una delle voci più significative della letteratura sui lager. A metà degli anni Settanta la sua scrittura colpiva Primo Levi che in una conferenza pubblica del 1976 ne consigliava la lettura. 

Nell’agosto 1945 a Parigi incontra il socialista Pietro Nenni e gli racconta gli ultimi mesi di vita di sua figlia Vittoria, della cui prigionia e morte a Birkenau era stata testimone diretta.

Dopo il suo rientro a Parigi torna a lavorare al fianco di Jouvet e mai abbandonerà il suo impegno politico, specie in occasione della guerra d’Algeria quando si schiera a favore dell’indipendenza dell’ex-colonia francese. Muore a Parigi il 1º marzo 1985.