Il 16 ottobre 1946 vengono giustiziati tramite impiccagione i criminali di guerra nazisti giudicati giudicati colpevoli e condannati a morte al processo di Norimberga.

Durante gli incontri della conferenza di Teheran (1943), della conferenza di Jalta (1945) e della conferenza di Potsdam (1945), le tre principali potenze del tempo di guerra Stati Uniti d’America, Unione Sovietica e Regno Unito, si accordarono sul metodo per punire i responsabili dei crimini di guerra commessi durante la seconda guerra mondiale. Anche la Francia riuscì a guadagnarsi un posto all’interno del tribunale. Oltre 200 tedeschi imputati di crimini di guerra vennero processati a Norimberga, mentre altri 1600 attraverso i tradizionali canali della giustizia militare.

Procuratore capo statunitense Jackson, mentre parla alla corte il 20 novembre 1945

Nonostante l’Unione Sovietica volesse svolgere i processi a Berlino, venne scelta Norimberga per le seguenti ragioni: era convenientemente situata nel settore statunitense (a quell’epoca, la Germania era divisa in quattro settori controllati dalle nazioni vincitrici), il palazzo di Giustizia era spazioso e praticamente intatto e una grande prigione faceva parte del complesso, Norimberga era stata nominata la città delle “Celebrazioni del Partito del Reich” (Reichsparteitag), e c’era un valore simbolico nel renderla la sede della sconfitta finale del Partito nazista.

Si concordò che Berlino sarebbe divenuta la sede permanente del Tribunale Militare Internazionale (IMT) e che il primo processo (ne erano stati previsti diversi) si sarebbe tenuto a Norimberga. A causa della guerra fredda non ci furono altri processi. Ognuna delle quattro nazioni giudicanti fornì un giudice, un sostituto e i procuratori. Il procuratore capo statunitense del processo era Robert Houghwout Jackson. Quello britannico era Hartley Shawcross. Gli altri giudici erano: Geoffrey Lawrence (Regno Unito, giudice principale e presidente), Norman Birkett (Regno Unito, sostituto), Francis Beverley Biddle (statunitense, giudice principale), John Parker (statunitense, sostituto), Henri Donnedieu de Vabres (francese, giudice principale), Robert Falco (francese, sostituto), Iona Timofeevič Nikitčenko (sovietico, giudice principale), Aleksandr Fëdorovič Volčkov (sovietico, sostituto).

I giudici del processo, da sinistra a destra: Volchkov, Nikitchenko, Birkett, Sir Geoffrey Lawrence, Biddle, Parker, Donnedieu de Vabres e Falco

Il Tribunale Militare Internazionale venne aperto il 18 ottobre 1945 negli edifici della Corte Suprema di Berlino. La prima sessione venne presieduta dal giudice sovietico Nikitčenko. I procuratori presentarono gli atti d’accusa contro i ventiquattro principali criminali di guerra e contro sei «organizzazioni criminali» – la leadership del Partito nazista, le Schutzstaffel (SS), il Sicherheitsdienst (SD), la Gestapo, le Sturmabteilung (SA) e l’alto comando dell’esercito. Le imputazioni erano 4: cospirazione per commettere crimini contro la pace, aver pianificato iniziato e intrapreso delle guerre d’aggressione, crimini di guerra, crimini contro l’umanità.

Considerando che Adolf Hitler, Benito Mussolini, Joseph Goebbels e Heinrich Himmler erano deceduti in data anteriore all’inizio del processo (tutti morti suicidi con l’esclusione di Mussolini che fu catturato e fucilato dai partigiani), Reinhard Heydrich era stato mortalmente ferito dai partigiani cecoslovacchi nel 1942 e che Adolf Eichmann e Josef Mengele erano riusciti a fuggire in America meridionale (Eichmann fu scovato e giustiziato dalla Corte israeliana solo all’inizio degli anni sessanta, mentre Mengele riuscì a scampare all’arresto fino a morte naturale avvenuta il 7 febbraio 1979), gli imputati rimasti erano 24, di cui alcuni dei più importanti erano: Herman Göring il quale era Maresciallo del Reich, la seconda carica politica della Germania nazista, quindi era il gerarca più importante tra i presenti al processo; il ministro degli esteri del Reich Joachim von Ribbentrop; Ernst Kaltenbrunner, Capo del Reichssicherheitshauptamt, maggior gerarca delle SS sopravvissuto alla guerra, responsabile degli Einsatzgruppen e dei campi di concentramento; Alfred Rosenberg, ideologo del Partito nazista e padre delle teorie razziste, «Protettore di territori occupati a est», ossia il Ministro responsabile per i territori occupati dal 1941; Rudolf Hess, unico detenuto già detenuto da prima della fine della guerra, successore designato di Hitler, il quale, durante la sua prigionia, gli aveva dettato il Mein Kampf.

Gli imputati del processo, in alto a sinistra si può notare Herman Göring, il gerarca più importante giudicato dal Tribunale.

Tutti gli imputati condannati a morte vennero così impiccati il 16 ottobre 1946 (tranne Hermann Göring, che riuscì a suicidarsi con del cianuro di potassio la notte prima dell’esecuzione), nel seguente ordine: von Ribbentrop, Keitel, Kaltenbrunner, Rosenberg, Frank, Frick, Streicher, Sauckel, Jodl, Seyß-Inquart. Il boia fu il sergente statunitense John C. Woods. I cadaveri dei gerarchi vennero poi cremati nei forni del lager di Dachau e le loro ceneri gettate nel Wenzbach.

Gli esperimenti medici condotti dai dottori tedeschi portarono alla creazione del codice di Norimberga per controllare i futuri processi che coinvolgevano esseri umani, e al cosiddetto processo ai dottori.

Alcuni tedeschi leggono le ultime notizie sul processo

Il primo ottobre 1946, i giudici del tribunale del processo di Norimberga condannarono le SS, dichiarandole un’organizzazione criminale.

Il metodo con il quale si è sviluppato il processo, nonché la scelta stessa degli uomini chiamati a giudicare i crimini di guerra, è stato messo in dubbio in più occasioni da alcune importanti personalità. Tra questi vi era il giurista Hans Kelsen il quale, favorevole comunque allo svolgimento di un processo per punire i crimini nazisti, sollevò perplessità in ordine alla composizione della Corte:

«Possono esserci pochi dubbi che una corte internazionale sia molto più adatta per questo compito che una corte nazionale civile o militare. Solo una corte costituita da un trattato internazionale del quale non solo i vincitori ma anche gli stati sconfitti siano parti contraenti non incontrerà quelle difficoltà con cui dovrà confrontarsi una corte nazionale.»

Seppur con minore risonanza, anche durante lo svolgimento del processo si alzarono voci contrarie alla legittimità dello stesso: l’avvocato difensore di Göring, Otto Stahmer, invocò il principio del diritto romano Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali, il quale non ammette l’emanazione di leggi retroattive, contestando inoltre il diritto ai vincitori di processare i vinti. L’obiezione fu respinta, poiché i giudici considerarono i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e i crimini contro la pace come violazione di leggi internazionali già esistenti (Convenzioni dell’Aia, Convenzioni di Ginevra e Patto Briand-Kellogg). Venne obiettato che alcuni di questi trattati non vincolavano le Potenze dell’Asse perché costoro non li avevano ratificati. Tale obiezione venne respinta, asserendo che se una convenzione internazionale viene ratificata da un dato numero di Stati per un periodo di tempo ragionevolmente lungo, detta convenzione può considerarsi come vincolante per ogni nazione, e non solo per coloro che l’hanno ratificata. Tale formula divide ancora oggi sostenitori e critici.

Lo stesso procuratore capo statunitense del processo Jackson espresse dei dubbi, in una lettera dell’ottobre 1945 al presidente Harry Truman, affermando riguardo agli Alleati:

«Hanno fatto o stanno facendo alcune delle cose per cui stiamo condannando i Tedeschi. I Francesi stanno decisamente violando la Convenzione di Ginevra nel trattamento dei prigionieri di guerra, tanto che il nostro comando sta riprendendosi i prigionieri inviati a loro. Stiamo condannando il saccheggio e i nostri Alleati lo stanno praticando. Diciamo che la guerra aggressiva è un crimine e uno dei nostri alleati proclama la sovranità sui Paesi Baltici basandosi su nessun diritto eccetto quello di conquista.»

A danneggiare ancora la credibilità del processo fu il fatto che il principale giudice sovietico, Iona Nikitčenko, aveva preso parte anni prima ai processi sommari delle Grandi purghe. Uno dei capi d’accusa inoltre riguardava la firma del Patto Molotov-Ribbentrop, giudicato come un progetto di guerra aggressiva, ma l’Unione Sovietica non venne processata al pari della Germania per l’adesione al patto.

Immagine d’apertura: palazzo di giustizia di Norimberga in cui si tenne il processo, con le quattro bandiere delle potenze alleate pendenti dalle finestre

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