I macchiaioli. Capolavori dell’Italia che risorge, imminente mostra in programma a Padova e dedicata alla corrente pittorica toscana che per molti versi anticipò l’Impressionismo, ben si adatta agli sforzi di mantenimento dell’ordinario che ci toccano, a fronte di una malattia contagiosa diffusa e dalla durata incerta.

L’esposizione, ospitata a Palazzo Zambardella dal 24 ottobre fino al 21 aprile 2021, si pone come celebrazione di vita e di eroismo dell’ordinario, caratteristiche immortalate dal gruppo di pittori che iniziò a riunirsi nel fiorentino caffè Michelangiolo: nelle pescivendole di Telemaco Signorini, nel merciaio di La Spezia, nell’erbaiola di Giovanni Fattori, nelle signore al sole di Vincenzo Cabianca, nelle bambine che fanno le signore di Silvestro Lega, nella gente al mercato di via del Fuoco, nelle madri raggianti e piene di vita, nei bambini colti nel sonno, nella donna che legge il giornale, in paesaggi campagnoli e acquatici come in interni urbani e borghesi.

Se quelle immagini nella seconda metà dell’Ottocento disegnavano in quadri saturi di luce il paesaggio di un’Italia ancora per poco disunita, oggi il loro senso diviene, adattandosi agli eventi, di indicare un orizzonte quotidiano minimale ma solido: sole, lenzuola, balconi, garante tuttavia di una vita ancora esistente, quale ispirazione simbolica, punto di riferimento al quale aggrapparsi e dal quale ripartire.

La mostra, curata da Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca, ricostruirà in modo ampio il panorama della corrente pittorica, costituito da un gruppo che si muoveva tra Firenze, Milano, Roma e Venezia, nei quadri più o meno noti, e gli amici mecenati, tra i quali spicca Diego Martelli, critico e letterato che aprì ai Macchiaioli la sua vasta proprietà di Castiglioncello, frazione di Rosignano Marittimo, trasformando un borgo di vacanze, come spesso accade nella storia della pittura, in un luogo di creatività e luminosa magia su tela.