Il bonus, parola volutamente sbagliata

Premio letterario Raccontami una storia

Gli arabi hanno centinaia di parole per indicare la sabbia, ogni parola designa in modo preciso una diversa condizione con cui la sabbia stessa si presenta agli occhi dei beduini. Questa solerzia non è in vezzo, ma un bisogno dovuto alla necessità di interagire correttamente con l’ambiente esterno. Anche la lingua italiana è molto ricca di parole, di sinonimi, di sfumature che distinguono il diverso modo con cui si presenta la realtà. Parole diverse, per indicare cose diverse.
Non credo che il Presidente del Consiglio sia povero di linguaggio e quando usa una parola al posto di un’altra credo che lo faccia per uno scopo ben preciso.
Vengo al punto, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco deciso dal governo Monti sulle pensioni superiori a 1405 euro lordi al mese. Di fatto da allora gli assegni non vengono rivalutati rispetto al degrado monetario. La stessa Corte ha intimato al Governo di restituire quanto illegittimamente tolto ai pensionati. Renzi si è trovato a gestire un problema che non aveva causato, ma oneri e onori sono in capo a chi governa. Il presidente del Consiglio ha immediatamente tentato di trasformare una “bega” in un vantaggio e da grande comunicatore qual’è ha annunciato un bonus che il Governo darà ai pensionati, un bunus inversamente proporzionale al valore della pensione percepita. Il comunicatore ha usato la parola “bonus” che significa un regalo, un qualcosa in più, un “presente” non dovuto. In realtà il Governo restituirà solo in parte quanto illegittimamente sottratto ai pensionati. Una bugia per incassare consenso. Tutte le persone sanno che i soldi per restituire a tutti quanto illegittimamente non corrisposto non ci sono, perciò nessuna persona dotata di semplice buon senso ha mai immaginato che lo Stato fosse in grado di rimborsare il maltolto immediatamente a tutti. Ma l’onestà avrebbe dovuto suggerire di non raccontare frottole, non c’è nessun regalo, ma unicamente un rimborso parziale di quanto la Consulta ha imposto di restituire. Solo per educazione sarebbe stato doveroso che il Governo si fosse scusato con tutti i pensionati per non essere in grado di onorare un debito nei loro confronti.
E’ giusto ricordare che quando sono i cittadini a non onorare i propri obblighi, per ragioni analoghe a quelle addotte dal Governo, “ i soldi non ci sono” lo Stato non valuta con il principio del buon senso e della sostenibilità economica l’insolvenza delle famiglie.

Manuele Marigolli